VARESE (f.man.) Spuntano le mozzarelle-puffo e i produttori varesini prendono posizione: «Ben vengano le mozzarelle blu», dice Claudio Vallini, presidente del consorzio “Varese da Gustare”, «così la gente si butta sui prodotti locali, che almeno sono garantiti». L’effetto pare proprio questo: «Si spaventano a sentire queste cose e cercano di tutelarsi comprando i nostri prodotti», spiega Vallini, ricordando che il micro-produttore artigianale non può permettersi di sgarrare. «Di solito quando si sfiorano gli interessi dei grandi tutto viene messo a tacere, mentre noi dobbiamo stare attentissimi a garantire la qualità perché se commettiamo un errore ci fanno fuori il giorno dopo». Il problema in effetti non si limita al solo aspetto del “prodotto italiano”, o meglio, del presunto tale, perché – stando alla normativa attuale – è impossibile riconoscerne la provenienza. «L’etichettatura prevede che si metta il bollino dello stabilimento dove fisicamente si fanno le mozzarelle» spiega Fabio Binelli, presidente della cooperativa Latte Varese, «ma non sono obbligati a dire che percorso ha fatto il latte prima di arrivarci». Quello che troppi non sanno
è che la maggior parte delle mozzarelle con grandi marchi non solo viene fatta con latte importato, ma nemmeno viene fatta in Italia: «Quelli che producono la cagliata sono soprattutto in Polonia e in Slovacchia, o in Germania. In quella fase esce il siero, riducendo molto il volume e rendendo il prodotto più facilmente trasportabile, solo che a quel punto ne succedono di tutti i colori».La contaminazione con alcuni batteri che la distanza rende più probabile può finire per tingere di blu le mozzarelle. «In quelle artigianali non succede. Possono esserci altri tipi di taroccamento, ma si parla al massimo di annacquamento». Conferma Giuliano Bossi di Confagricoltura: «Siamo contenti che le nostre mozzarelle non siano mai diventate blu né mai lo diventeranno in futuro. In Italia però produciamo il 60% del latte che consumiamo, il resto deve arrivare da oltre confine». Riprende con la battaglia storica anche Coldiretti: «Aspettiamo le analisi – dice il presidente Fernando Fiori – ma dobbiamo accompagnare l’intensificazione dei controlli con l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza del latte».
s.bartolini
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