«Quella copertura di eternit traballante ci fa una gran paura». eabitano in via Cimone e, ogni volta che mettono la testa fuori dal balcone, la ritirano spaventati.
Proprio di fronte alla loro casa c’è una fabbrica dismessa con una copertura di eternit che oscilla con il vento. Alcune lastre si alzano proprio, quasi in verticale, come le vele delle barche sul mare.
Ma di poetico c’è ben poco: perché alcuni pezzi della copertura del tetto del capannone dismesso – quello affianco alla Siev – rischiano di cadere per terra, giù in via Cimone. Sulla testa di tutti quei pedoni e di quegli studenti che passano di lì tutti i giorni. Il ventaccio dei giorni scorsi non ha fatto altro che peggiorare la situazione: le lastre sembrano sul punto di scardinarsi.
«Abbiamo contattato il Comune, l’assessore ai Lavori Pubblici, i vigili e i consiglieri comunali () nella speranza di far sistemare quel tetto – raccontano i coniugi Micelli – Il pericolo è annunciato, perché basta davvero un niente a far venir giù quelle lastre. Forse è complicato pretendere la sostituzione di tutto il tetto dal momento che lo stabile appartiene a un privato, ma per lo meno si potrebbe mettere la parte ammalorata in sicurezza». «Il pericolo di caduta – sottolineano i coniugi – si somma a quello delle fibre tossiche che si disperdono nell’ambiente con i danni che ne derivano. Trattandosi di un tetto vecchio e in cattivo stato, è ovvio che c’è anche quel pericolo. Un motivo in più per intervenire di corsa».
Le Gev hanno sotto controllo la situazione: hanno raccolto documentazione fotografica e inoltrato la pratica già un anno fa. Dovrà essere “evasa” entro il 2015, anno “limite” entro il quale le bonifiche di eternit devono essere effettuate per forza. Già questa mattina le Gev andranno in loco per effettuare un altro sopralluogo, perché qualora la copertura si fosse deteriorata rispetto all’ultima documentazione raccolta, allora si potrebbe chiedere di accelerare l’intervento di rimozione.
I coniugi Micelli una volta abitavano in centro e, potessero tornare indietro, non si trasferirebbero più in via Cimone: «Si dice che metteranno a posto l’area industriale, ma passano gli anni e non succede niente – affermano – Si pensa alle “cose grosse”, ma non si fa neppure il minimo per migliorare la situazione. Pensiamo a via Cimone, all’angolo con via Maspero. Lì, venendo dal centro, i pullman fanno “il pelo” alla curva a gomito e rischiano di tirar sotto i pedoni. Succede un sacco di volte al giorno».
Anche quella è una scena da brivido a cui i coniugi assistono dall’altro balcone della loro casa, quello che guarda sulla pasticceria Maculan. Roba da tenersi una mano sugli occhi per la paura che succede il peggio.
«Abbiamo fatto presente il problema, basterebbe far indietreggiare di un po’ la tettoia di un’abitazione privata. Ma anche in quel caso le cose sono rimaste tali e quali» conclude Micelli, sconsolato per il degrado del suo quartiere e per la lentezza con cui si procede a renderlo più accogliente e vivibile.
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