Roma, 10 set. (Apcom) – L’Associazione Nazionale Magistrati
proprio non ha gradito gli ultimi attacchi arrivati dal
presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e, dopo la giunta di
ieri, ha replicato al premier sottolineando che a lotta alla
mafia “non può tollerare infondate operazioni di delegittimazione
dei magistrati e delle forze dell’ordine, esposti in prima linea
nell’azione di contrasto alla criminalità mafiosa”. Il sindacato
delle toghe ha quindi espresso “indignazione” per le
dichiarazioni “inaccettabili” del Presidente del Consiglio sulle
procure di Milano e Palermo.
La questione, però, sembra tutt’altro che chiusa qui. Oggi
infatti il Csm affronterà il dibattito sulle cosiddette pratiche
a tutela, quasi tutte, secondo quello che si legge nell’ordine
del giorno della seduta del Plenum, aperte a seguito di
interventi del premier. Oggi, nella sala Bachelet, i consiglieri
sono stati piuttosto restii nell’affrontare l’argomento, ma più
di qualcuno ha fatto notare che la questione sarebbe stata
affrontata “incidentalmente” nel dibattito di oggi e che non si
poteva escludere anche un intervento diretto del Csm, ovvero la
possibile apertura di una nuova pratica, stavolta a tutela delle
procure di Milano e Napoli, tirate in ballo da Berlusconi.
Che dal canto suo non si fa pregare e che dal palco di Atreiu, la
festa dei giovani del Pdl, rilancia il tema forse più inviso
dalla magistratura. “Abbiamo pronta la riforma del processo
Penale – rilancia il premier – e con questa norma “finalmente il
pm diventerà avvocato dell’accusa, con pari poteri rispetto a
quella difesa e, se vorrà parlare con il giudice, dovrà farlo
bussando ed entrando nella stanza con il cappello in mano”.
Insomma, l’eterno spauracchio della separazione delle carriere.
Quello che le toghe non hanno digerito, al di là dei toni delle
dichiarazioni del premier, è stata comunque la distinzione fatta
da Berlusconi tra uffici giudiziari ‘buoni’ e uffici ‘cattivi’.
Per questo, l’Anm, nel comunicato di biasimo per le dichiarazioni
del Cavaliere, ha scritto chiaro e tondo che “E’ del tutto
inaccettabile che il Capo del Governo affermi che i magistrati
impegnati in indagini difficilissime su fatti tra i più gravi
della storia del nostro paese, quali le stragi mafiose dei primi
anni ’90, sprecano i soldi dei contribuenti. Come se non fosse
interesse di tutti fare piena luce, e con ogni mezzo, su vicende
gravissime che presentano aspetti ancora oscuri”.
Nella partita è entrato poi anche il senatore del Pd Gerardo
D’Ambrosio, che nei primi anni Novanta era procuratore capo
proprio a Milano. “Il presidente Berlusconi e quelli della sua
parte politica – ha detto in una intervista alla Stampa – si
convincano una buona volta: in uno Stato di diritto vige il
principio di legalità. E purtroppo in Italia, così come la
corruzione, ci sono organizzazioni criminali fortissime che vanno
combattute. Per D’Ambrosio, insomma, le dichiarazioni del premier
“fanno parte di una strategia politica, la delegittimazione della
magistratura. Se c’è qualche magistrato che sbaglia, il ministro
della Giustizia ha il potere di avviare l’azione disciplinare,
mentre qui si preferisce delegittimare l’intero ordine
giudiziario. E’ una china davvero pericolosa per la democrazia”.
Sul fronte politico, infine, continua la solidarietà di svariati
esponenti del PD ai magistrati, mentre dal centrodestra il
deputato del Pdl Enrico Costa ha sottolineato provocatoriamente
che l’indignazione dell’Anm è “davvero un bell’esempio di
trasparenza: per l’Anm, probabilmente, esistono ancora,
nell’amministrazione dello Stato, soggetti che non rispondono ai
cittadini di come utilizzano il denaro pubblico. Il paradosso è
che si tratta di coloro che dovrebbero controllare che tutti i
funzionari dello Stato facciano uso corretto dei soldi dei
contribuenti”.
Cep
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