Malagò conquista la FIGC: il calcio italiano volta pagina

Malagò conquista la FIGC: il calcio italiano volta pagina
Con il 68,58% dei consensi, l'ex presidente del Coni supera Abete e inaugura una nuova fase per il movimento. Sul tavolo le grandi sfide: Nazionale, riforme, stadi e sostenibilità economica.

Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio. L’assemblea elettiva riunita a Roma ha scelto l’ex numero uno del Coni come successore di Gabriele Gravina, premiandolo con un consenso ampio e trasversale: il 68,58% dei voti gli ha consentito di imporsi nettamente sullo sfidante Giancarlo Abete, fermo al 29,17%.

Un risultato che segna l’inizio di una nuova fase per il calcio italiano, chiamato a rialzarsi dopo anni difficili e dopo la delusione dell’ennesima mancata qualificazione ai Mondiali.

Visibilmente emozionato dopo l’elezione, Malagò ha scelto parole che puntano all’unità del movimento: «Non sono un Papa nero, ma uno di voi: figlio, fratello e padre del mondo del pallone». Un messaggio rivolto a tutte le componenti federali, accompagnato dall’invito a superare divisioni e personalismi.

«Sento tutta la responsabilità di questo incarico», ha dichiarato. «Il momento richiede coraggio, innovazione e capacità di cambiare. Nessuno può riuscirci da solo: il futuro del calcio italiano dipenderà dalla collaborazione di tutti».

Nel suo intervento, il neo presidente ha affrontato anche il tema dei rapporti istituzionali, sottolineando la necessità di rafforzare il dialogo con il governo e con il ministro dello Sport Andrea Abodi. Un passaggio significativo, considerati i contrasti che negli ultimi anni hanno caratterizzato i rapporti tra i due.

La sfida elettorale è stata combattuta fino all’ultimo da Giancarlo Abete, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, che nel suo discorso finale ha rivendicato il forte legame con il mondo del calcio e la volontà di rappresentarne tutte le realtà. Nonostante ciò, la maggioranza degli elettori ha scelto di affidare a Malagò il compito di guidare il rilancio del sistema.

L’ex presidente del Coni eredita una situazione complessa. Le dimissioni di Gravina, arrivate dopo il fallimento della corsa mondiale della Nazionale, hanno chiuso un ciclo iniziato nel 2018. Nel suo saluto all’assemblea, l’ex presidente federale ha difeso il proprio operato, spiegando di aver lasciato per senso di responsabilità e per evitare ulteriori tensioni all’interno della Federazione.

Le uscite di scena di Gravina sono state seguite anche da quelle di Gianluigi Buffon, capo delegazione della Nazionale, e di Gennaro Gattuso, che aveva rassegnato le dimissioni da commissario tecnico.

Ora tutte le attenzioni sono rivolte al nuovo corso. Malagò dovrà affrontare problemi strutturali che da anni frenano la crescita del movimento: una piramide professionistica considerata da molti insostenibile, impianti sportivi ormai datati, conti in sofferenza e la necessità di restituire competitività al calcio italiano sia a livello di club sia di Nazionale.

Contestualmente all’elezione del presidente, l’assemblea ha confermato in blocco i consiglieri federali delle diverse componenti del sistema, garantendo continuità negli organi di governo della Federazione.

Per Malagò inizia così una delle sfide più impegnative della sua carriera sportiva: trasformare le promesse di cambiamento in risultati concreti e restituire fiducia a un movimento che cerca da tempo una nuova direzione.

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