VARESE Bingo, Lotto, slot machines. Ma soprattutto gratta e vinci, almeno per le donne. Sono queste ultime la componente aumentata a dismisura tra gli abitudinari da gioco d’azzardo, e incredibilmente a finire più spesso vittime della dipendenza sono le giovanissime. Dai 15 ai 24 anni, con picco massimo ai 19, le ragazze varesine sempre più spesso si rivolgono al dipartimento dipendenze dell’Asl in cerca di aiuto. O meglio, i familiari vanno a chiedere aiuto, non appena si accorgono dell’entità di quello che sta succedendo. Questo però fornisce un’indicazione ulteriore, e cioè che c’è ancora una quota importantissima di sommerso: dove nessuno se ne accorge o dove l’interessata non si muove, la dipendenza non viene dichiarata né curata.«Il gratta e vinci acquistato in tabaccheria o al bar è il preferito in assoluto tra gli studenti» spiega il direttore del dipartimento dell’Asl Vincenzo Marino, «e in particolare tra le ragazze». Mentre le scommesse sportive ottengono un successo incredibile tra i maschi in età da liceo, le loro coetanee non sono particolarmente attratte da quella tipologia di gioco d’azzardo, preferendo ad esempio il Lotto o il Superenalotto (al secondo posto dopo il gratta e vinci), scommesse giocando a carte o i videopoker. E visto che il luogo in cui si svolge è direttamente collegato alla tipologia di gioco d’azzardo, non stupisce che sia ragazzi che ragazze lo facciano soprattutto in bar e pub, oppure
a casa di amici. Difficile capire le ragioni che possano spingere una quindicenne a diventare dipendente da gratta e vinci. Guardando però all’impennata della componente femminile sembra che la tendenza ad allinearsi con il numero dei ragazzi cresca al diminuire dell’età: più sono giovani, più il numero di ragazzi e ragazze dipendenti tendono a convergere. «In generale le donne tendono a giocare di più sotto pressione dei disagi psicologici – sottolinea Marino – e in particolare a Varese abbiamo visto un picco tra il 2007 e il 2008 quando da 2 casi siamo passati a 10 e a 11 nel 2009. La ragione di questo aumento può essere collegata al cambiamento radicale del modello culturale negli ultimi anni e al forte bisogno di realizzazione avvertito dalle donne». Non è un caso ad esempio che insieme alle dipendenze da gioco d’azzardo stiano aumentando il consumo di fumo e alcol. In altre parole, «abbiamo l’impressione che la donna più si emancipa e più prenda le cattive abitudini degli uomini». «Ho fatto tante battaglie e qualche ricaduta», racconta T.S., una 46enne ex dipendente che aveva iniziato per divertirsi nel ’96, «ma la ricaduta è un’esperienza ancora peggiore del vizio perché ti fa capire a chiare lettere che non sei in grado di poterlo controllare a piacimento. Vivo giorno per giorno pensando che anche senza starò bene oggi come sono stata bene ieri».Francesca Manfredi
s.bartolini
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