Maltrattamenti, quando la vittima è un uomo: condannata a tre anni una 32enne

Maltrattamenti, quando la vittima è un uomo: condannata a tre anni una 32enne
Il Tribunale di Varese riconosce oltre dieci anni di violenze e vessazioni nei confronti dell'ex compagno. Un caso che ricorda come gli abusi domestici non abbiano genere

La violenza domestica non ha sesso. E le vittime non sono soltanto donne.

Lo ricorda la sentenza pronunciata dal Tribunale di Varese, che ha condannato una donna di 32 anni a tre anni di reclusione per maltrattamenti nei confronti dell’ex compagno, riconoscendo anni di vessazioni, aggressioni e minacce consumate anche davanti alle due figlie minorenni della coppia.

Una decisione che richiama l’attenzione su una realtà molto meno raccontata ma tutt’altro che inesistente: quella degli uomini vittime di violenza all’interno della coppia, spesso frenati dal timore di non essere creduti, dal senso di vergogna o dal pregiudizio secondo cui un uomo non possa essere la parte debole di una relazione.

Secondo l’accusa, i maltrattamenti si sarebbero protratti tra il 2011 e il 2022 in un comune della sponda lombarda del Lago Maggiore. Nel corso della convivenza l’uomo avrebbe subito ripetute aggressioni fisiche, insulti, umiliazioni e minacce. Tra gli episodi contestati figurano anche la minaccia di colpirlo con un coltello mentre dormiva e quella di togliersi la vita insieme alle figlie pur di impedirne l’affidamento al padre.

Il Tribunale ha inflitto una pena superiore a quella richiesta dal pubblico ministero Pietro Bernardoni, che aveva chiesto due anni di reclusione, disponendo inoltre un risarcimento complessivo di 9 mila euro a favore dell’ex compagno e delle due bambine.

La difesa dell’imputata, rappresentata dall’avvocato Fabiola Fantoni, aveva chiesto l’assoluzione sostenendo che il rapporto fosse caratterizzato da una conflittualità reciproca. Nel corso del procedimento la donna aveva anche intrapreso un percorso di giustizia riparativa.

La convivenza tra i due si è conclusa nel 2022. Successivamente il giudice civile ha disposto l’affidamento esclusivo delle due figlie al padre.

La sentenza rappresenta anche un richiamo a evitare letture ideologiche della violenza domestica. Il diritto penale tutela la persona offesa, indipendentemente dal suo sesso: quando esistono maltrattamenti, minacce e sopraffazioni, la vittima merita la stessa protezione, sia essa una donna o un uomo.

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