Mangia si racconta “Mi davano del matto”

Mangia si racconta “Mi davano del matto”

VARESE Devis Mangia, tecnico della Primavera del Varese, insiste sull’unicità di questa stagione. Cioè, quel che dice «Non succederà più», la canzone scelta quale colonna sonora di questa cavalcata. Un’avventura che ha conosciuto sabato il suo primo momento da punto e a capo: pareggio in casa del Chievo che è valsa la certezza, come minimo, del secondo posto finale con due giornate di anticipo. Il che significa accesso alla final eight già in tasca; poi sarà caccia allo scudetto di categoria.Mangia, quando si è detto per la prima volta «Non succederà più»?Dal ritiro di Macugnaga, perché abbiamo voluto che fosse così. Siamo un gruppo pieno di scommesse e l’unico modo per vincerle è puntare su motivazione e autostima, cosa più facile coi giovani. I ragazzi mi guardavano come fossi matto e in pre-campionato non abbiamo mai vinto neanche per sbaglio; poi, però, ha cominciato a funzionare.Non c’è già qualcosa di nostalgico in questo motivo?Il sentimento lo decideremo a bocce ferme. Ma comunque è un’avventura irripetibile, perché è una squadra costruita da zero, perché è una storia con dentro mille storie.Come la sua?In estate tutti mi dicevano: guarda che stai passando dai professionisti ad una giovanile. Io ero convinto della scelta, ho trasformato tutto in motivazione e così han fatto i ragazzi, che per esempio erano stati scartati da altre squadre o arrivavano da un’annata così così.Che cosa ha dovuto resettare delle sue esperienze alla guida di prime squadra?Nulla. Abbiamo scelto di allenare questo gruppo proprio come fosse una prima squadra. Alcuni colleghi a Coverciano mi hanno detto: «I tuoi ragazzi giocano come fossero professionisti». Il miglior

complimento che potessimo ricevere.Qualcuno dice che questa sia la sua strada.Non lo so e non ci sto pensando. Mi sto divertendo troppo.Chi non si sarebbe mai aspettato potesse far comodo anche alla prima squadra?Io sarò contento quando mi diranno: «Ehi, ma i tuoi ragazzi sono tutti migliorati». Poi la nostra fortuna è che tutti rispettano il lavoro di tutti e il nostro direttore sportivo Luca Sogliano ci è sempre vicinissimo.Intanto, le partite decisive sono state giocate con chi non era titolare…Torniamo al «Non succederà più». Io non credo alla storia che chi va in panchina debba essere per forza scontento; a me piace vedere ragazzi comunque sereni, perché in allenamento danno mille e costringono gli altri a dare duemila. Ma è così facile allenare questa squadra?No, non è facile. Ci sono problemi quotidiani da superare. Credo che la soluzione sia non aggirare le questioni, ma prenderle di petto. Al Varese si parla molto e abbiamo la fortuna di avere ragazzi disposti a farlo.Non alza mai gli occhi al cielo quando le portano via De Luca o qualcun altro?È umano pensarlo, ma dura un attimo perché capisci che lavori proprio per quello.Che cosa le piace della prima squadra?Umiltà e ambizione, sapere di essere piccoli, ma mai abbassare lo sguardo. Forse è una cosa che è entrata nel dna di questo club, o ne ha sempre fatto parte, e la respiriamo pure noi.E ora?Ora cerchiamo di chiudere in testa la stagione regolare. Mai stancarsi di vincere.Miglior partita della Primavera del Varese?Io ricordo con piacere la vittoria a Brescia. Ma come diciamo sempre, la miglior partita è la prossima.Luca Ielmini

f.artina

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