Un pezzo di Varese con Il popolo palestinese. Dopo la notizia dell’assalto alla nave del convoglio Freedom Flotilla da parte della marina militare Israeliana, i varesini si sono immediatamente attivati e alle 17 di ieri pomeriggio erano una cinquantina i manifestanti pacifisti davanti alla sede della Prefettura. Politici e membri del «comitato per la Palestina» hanno presentato due documenti al Prefetto, Simonetta Vaccari, perché si faccia portavoce delle
loro richieste. La prima, firmata dal comitato, perché venga immediatamente fermato l’embargo nella striscia e vengano applicate pesanti sanzioni economiche ad Israele. La seconda richiesta è stata invece firmata dai consiglieri comunali Stefano Clerici (Pdl) e Flavio Ibba (Udc). «Chiediamo che venga subito richiamato in Italia il nostro ambasciatore a Tel Aviv – spiega Ibba -, e che sia, invece, convocato quello Israeliano in Italia per relazionare sull’accaduto».
Ibba è stato più volte in Palestina e su quella nave avrebbe potuto esserci anche lui. «Dovevo essere anch’io sulla nave insieme agli aiuti umanitari. Era un viaggio in programma da tempo, il seguito di quello che abbiamo tentato a Dicembre, ma siamo stati bloccato al Cairo. Purtroppo, o per fortuna, gli impegni lavorativi non mi hanno permesso di partire ma ho conosciuto alcune persone che erano sulla nave». Sia lui che il medico varesino Filippo Bianchetti avevano partecipato alla missione che a dicembre doveva raggiungere la Striscia di Gaza passando dal Cairo: le autorità egiziane avevano però bloccato la grande spedizione internazionale per diversi giorni. «Quello che è successo è peggio di un crimine di guerra e ora è sotto occhi di tutti cosa è capace di fare il governo Israeliano – commenta Ibba – ha perseguitato per anni la popolazione palestinese e adesso ci prova anche con i movimenti pacifisti che cercano di aiutarli. E’ un bagno di sangue e le persone che ieri notte hanno perso la vita sono eroi dell’umanità». E’ particolarmente scosso Ibba, perché da due anni va regolarmente in Palestina e conosce perfettamente quello che succede lontano dagli occhi del mondo intero. «La cosa che mi è rimasta più impressa dei miei viaggi è il contrasto tra quello che i miei occhi hanno visto e quello che, invece, ci viene raccontato. Nella striscia ci sono un milione e mezzo di persone che non ricevono aiuti umanitari. Non possono uscire, non possono pescare oltre un miglio e devono vivere in condizioni disumane». Parla con i dati alla mano e ci tiene che vengano riportati. «La Striscia di Gaza è un’area di 47 km, larga 10 km ,con un tasso di povertà dell’80% e un’età media di 16 anni. L’86% della sua economia dipende dagli aiuti esteri dei quali il 30% finisce nelle casse dello Stato e un altro 30% alla burocrazia». Definisce la striscia come «un’enorme campo di concentramento».
f.tonghini
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