Manovra/Ora passa alla Camera, Tremonti: non mia ma di Berlusconi

Manovra/Ora passa alla Camera, Tremonti: non mia ma di Berlusconi


Roma, 16 lug. (Apcom)
– Il testo della manovra finanziaria approvato ieri in Senato passa adesso, sempre ‘blindato’ dalla fiducia, a Montecitorio per il via libera definitivo, senza modifiche, entro fine mese. Con il sì del Senato si è chiuso il primo decisivo passaggio parlamentare per il decreto di correzione dei conti italiani. Un intervento da circa 25 miliardi di euro per mantenere gli impegni con Bruxelles sul deficit. Una manovra pesante, per mettere al riparo l’Italia da ulteriori turbolenze finanziarie, ma contestatissima fin dalla sua approvazione in Consiglio dei ministri il 25 maggio scorso.

Non è la mia manovra ma quella del governo Berlusconi” ha detto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti.
“C’è una differenza – ha aggiunto – fra quello che ha fatto il Parlamento e quello che si è sentito e letto in giro. Quasi tutto quello che è stato fatto è stato molto serio, pacato e costruttivo” Per il ministro inoltre “Abbiamo il sistema di pensioni più stabile e affidabile d’Europa. Tra l’altro, siamo l’unico paese che ha preso misure effettive subito, altrove siamo al livello di annunci, programmi e polemiche. La fiducia dà fiducia”.

Nel provvedimento varato dal Senato vengono confermati “tutti i punti negativi della manovra relativi al lavoro pubblico” secondo la Cgil. E in trincea restano i Comuni che annunciano il loro parere negativo. Lo ha confermato il presidente dell’Anci, Sergio Chiamparino. Annunciano nuove proteste anche i governatori per i pesanti tagli alle Regioni. E’ però rientrata la minaccia di restituire le deleghe di spesa importanti, dai trasporti all’ambiente, un passo inaccettabile soprattutto per i governatori leghisti.

Molte altre le altre categorie sul piede di guerra, a cui però è toccata miglior sorte: dai disabili che chiedevano modifiche alla soglia di invalidità, ai farmacisti che volevano una più equa distribuzione dei sacrifici.

Numerosi anche gli incidenti di percorso durante l’iter a palazzo Madama. Per citare i più celebri, si può ricordare il dietrofront del governo sullo stop al requisito di 40 anni di contributi, bollato dal ministro Maurizio Sacconi come un ‘refuso’, ma poi smentito da Tremonti.

GabAqu

© riproduzione riservata

Aggiungi La Provincia di Varese tra le fonti preferite su Google