Tamara (ma d’ora in avanti la chiameremo Mara, perché la chiamavano tutti così) aveva un sorriso capace di conquistare. Uno di quei sorrisi che se uno ha la fortuna di incontrare, poi, se lo tiene dentro per sempre. Un sorriso che sembra impossibile da spegnere.
La sera del 2 febbraio 2007 Mara stava rientrando nella sua casa di Rimini con in mano i sacchi della spesa, quando il suo vicino l’ha uccisa a coltellate. Senza motivo, se mai possa esistere un motivo per ammazzare una persona: l’assassino ha poi detto che i cani di Mara abbaiavano troppo e gli davano fastidio.
Lei aveva lasciato casa sua (la sua famiglia viveva a Olgiate Comasco, ndr) per inseguire il sogno di vivere a contatto con gli animali che amava: un sogno coronato, tanto che Mara era una delle addestratrici dei delfini del parco di Oltremare a Riccione. Le coltellate del suo assassino hanno spento il suo sorriso, distrutto la sua vita e ucciso il suo sogno.
E hanno gettato nella disperazione una famiglia che le voleva bene. Infatti, non è la storia di Mara quella che vogliamo raccontare. La sua storia è già stata cucinata, sfruttata e abusata: trascinata in un pietismo strappalacrime dal quale vogliamo tenerci lontani.
Vogliamo raccontare la storia di chi è rimasto: dei familiari di Mara, dei suoi amici. Di : cugino di Mara, fotografo professionista di Cislago, che in questi sette anni non è stato zitto: «La battaglia è iniziata subito, a fianco di tutti quelli che si sono trovati in una situazione come la nostra: a fianco delle vittime e delle loro famiglie. Perché tante volte si sente parlare dei diritti e della dignità dei carcerati, cosa sacrosanta, ma non si parla mai di chi è stato vittima ed è rimasto da solo».
Da solo, perché. «In Europa – dice Livio – ci sono solo due Paesi che non hanno avviato un programma di affiancamento alle famiglie delle vittime: la Grecia e l’Italia. L’assassino di Mara è stato seguito da un gruppo di psicologi, i miei zii invece lo psicologo se lo sono dovuti cercare e pagare da soli. Lo Stato si è fatto vivo una sola volta con noi: quando ci ha chiesto i soldi per pagare le spese processuali, perché l’assassino non se le poteva permettere».
Assassino che ora rischia di tornare libero: «Il signor ha deciso di chiudere gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, giudicati disumani. Gli ospiti – assassini, stupratori – verranno presi in carico dalle Asl o restituiti alle famiglie. Compreso l’assassino di Mara: uno che il giudice, nella sentenza, ha indicato come “soggetto pericoloso in grado di uccidere ancora”».
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