Maran guida il Varese a Cittadella «Ripaghiamo l’affetto della gente»

VARESE Voltare pagina, partendo dal clima della rifinitura. Ieri mattina, al Franco Ossola è echeggiato un Rolando Maran più sonoro del solito, più pungolatore. Lo spillo, spiegherà il mister uscendo dal prato, «non deriva da rabbia o ragioni particolari, né verso qualcuno o il gruppo. Seguo sempre l’istinto, la sensibilità mi ha detto che era meglio fare così». Delle sue percezioni ci dobbiamo fidare, avanti fedeli al libro di sempre.

Il titolo di copertina è il legato della stagione: «Rimboccarsi le maniche, tenere a mente la prestazione con il Grosseto e non il risultato». La consapevolezza: «La squadra sa che il Cittadella è ostico, io ho lavorato cinque anni da loro e lo so anche meglio. Consci di tutto, dobbiamo riprendere a correre con coraggio e la sicurezza di dover superare grosse difficoltà: non sappiamo interpretare le partite in modo diverso. Io lì ho un legame unico, avendo sempre vissuto anche la società: ho piacere a tornare, ma altrettanto piacere a dare un dispiacere».

L’altro pilastro è ambientale, un uomo emotivamente sviluppato l’avverte: «Il risultato dà il giusto e lo sbagliato dappertutto, non a Varese. Viviamo un’isola felice dove i tifosi sanno apprezzare la fatica, l’impegno e una maglia sporca. Gli applausi dello stadio dopo l’ultima sconfitta la dicono lunga su come dobbiamo giocare. La gente va ripagata».

Lo specchio del momento è obbligato a restare su lunedì, sul Grosseto: «Commessi degli errori, la sfortuna sta solo in alcuni episodi circoscritti. Limitarci ad accusare la malasorte equivarrebbe a mancanza di maturità e voglia di crescere. Sì, abbiamo pagato gli episodi a caro prezzo, ma se qualsiasi disavventura è diventata una sciagura, dobbiamo essere più bravi noi».

Conforta l’approccio, storico spartiacque tra un Varese potenzialmente di successo e uno sicuramente perdente. Rolando Maran è ligio al clichè, pochi dubbi: «L’unica via è mordere e saper soffrire. È necessario vincere nella testa qualsiasi tipo di situazione, ed essere intelligenti».

La novità è il rientro in panca di Corti dopo quello di Rivas. Pronti? «Sono chiaramente indietro, devo decidere se provarli subito o inserirli nella ripresa». Il mantra è l’asterisco del periodo: «Fare conti e analisi è un errore, basta guardare le ultime giornate. Va focalizzata ogni gara come una finale, solo superandola si sale di un gradino».

Samuele Giardina

s.affolti

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