Maran stregato dai ragazzi del Vela «Su quel palco ho scoperto la felicità»

Maran stregato dai ragazzi del Vela «Su quel palco ho scoperto la felicità»

VARESE Si vive di attimi, momenti e sguardi. E da una serata speciale come quella di lunedì al cinema Vela, dalle tre ore passate con Roberto Bof e i suoi amici, dalle montagne di umanità passate su quel palco, è bello portarsi a casa le emozioni più forti. Emozioni che sono diverse, per tutti quelli che c’erano.

Noi, per una volta, abbiamo scelto di portarci a casa le emozioni di un altro: Rolando Maran, chiamato sul palco insieme a Mangia e Sannino, commosso davanti al gruppetto dei bimbi down e stordito dai loro sorrisi. Quando Roberto Bof gli ha messo in mano il microfono per le due parole d’ordinanza, Maran ha abbozzato qualche sillaba che ha tradito tutta l’emozione. A colpirci è stata la sua spontaneità, che ha bucato quella scorzaccia da montagnino tamugno e ha buttato fuori qualcosa di sincero.

Maran, cosa è stato ad emozionarla così tanto?
La passione per la vita, la voglia di fare sport, la felicità con cui questi ragazzi affrontano ogni cosa. Sono cose che noi “normali” tendiamo a dimenticare, i ritmi frenetici delle nostre giornate ci fanno perdere il senso delle cose più importanti. E poi servono serate così per riportarci alla realtà.

Cos’è stata, per lei, la serata di lunedì?
Un grande bagno di umiltà. Vedere tutti questi ragazzi e ascoltare le loro storie mi ha fatto rendere conto di quanto io sia davvero fortunato, di quanto le persone che ci circondano tutti i giorni siano fortunate. Invece c’è un mondo enorme che se ne sta in silenzio e di cui ignoriamo l’esistenza.

Lei è salito sul palco insieme ai bambini down. E davanti a loro si è emozionato.
Perché sorridono, sempre e comunque. E questa cosa mi fa sentire una nullità, perché fa scomparire tutti i problemi del mondo: insomma, se sorridono loro… Non era la prima volta che avevo a che fare con questi ragazzi, e ogni volta ho pensato la stessa cosa: tutte le volte i loro sorrisi mi hanno steso.

Cosa ha avvertito, sul palco?
Gioia in ogni angolo. A volte ci troviamo a rincorrere chissà che cosa, e invece basta alzare lo sguardo.

Uno di quei ragazzi, a metà serata, ha rubato il microfono a Bof e ha urlato: «Voglio conoscere Maran». Poi è riuscito ad accontentarlo?
Purtroppo no: a fine serata sono andato subito a cercarlo, ma lui era già andato a casa. Approfitto dell’occasione per chiedere a Roberto Bof di organizzare un incontro. Perché sono io che voglio conoscere lui, non viceversa.

Ma lei conosceva già Bof e il suo mondo?
No, davvero è stata una bellissima sorpresa. Mi avevano parlato di lui e del suo impegno, ma toccare tutto con mano è stato ovviamente diverso. Mi ha colpito il suo spirito, la sua capacità di essere sempre naturale e spontaneo e di trattare questi ragazzi come è giusto che vengano trattati: come persone normali. E non è per nulla facile, almeno credo.

Per la gente di Varese, è stato bellissimo vedere sul palco i tre allenatori che hanno caratterizzato la storia del calcio biancorosso: Mangia, Sannino, Maran.
Il fatto che loro abbiano voluto tornare apposta per questa serata, la dice lunga.

Allora, lasciamoci con un patto: tra dieci anni, quando Maran non sarà più l’allenatore del Varese, tornerà al Vela per la serata del Bof. Ci sta?
Ma nemmeno per sogno: volete cacciarmi via così presto?

Oddio: Mangia e Sannino allenano in serie A. Lei non firmerebbe per tornare al Vela da allenatore della massima categoria?
Vedete? Serate come quella di lunedì, oltre a tantissime altre cose, insegnano ad accontentarsi di quello che si ha e a non volere sempre di più a tutti i costi. E allora dico che no, sono felicissimo di quello che faccio e contentissimo della mia vita. Sono al Varese, al mio settimo anno in serie B, e sono una persona felice: dopo lunedì, non ho il diritto di chiedere altro.

Francesco Caielli

s.affolti

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