Maxi processo tangenti alla Motorizzazione civile: errori di notifica per 40 indagati. Il processo, praticamente, raddoppia: il giudice per l’udienza preliminare Giuseppe Battarino costretto a rinviare la sentenza per 80 imputati.
La vicenda è particolarmente complessa. All’inizio furono 120 indagati a vario titolo per truffa e corruzione. L’inchiesta, però, si spaccò in due proprio a causa di confusione nelle notifiche: a giudizio furono rinviati in prima battuta 80 dei coinvolti nell’inchiesta. Per questi iniziò il processo oggi giunto alle battute finali con tanto di richieste di pena già presentate dal pubblico ministero .
A questo punto, però, nel procedimento già in corso si sono riversati, in differita, i 40 indagati rimasti nel limbo. Il gup, ieri, non ha potuto quindi pronunciarsi in merito alle 80 posizioni già discusse: se lo avesse fatto avrebbe poi dovuto dichiararsi incompatibile per i restanti 40 i quali, a quel punto, sarebbero diventati parte di un nuovo processo in una sorta di Motorizzazione-bis.
Il giudice ha quindi rinviato l’udienza al 22 aprile prossimo data in cui i due tronconi saranno riuniti in uno facente capo allo stesso gup. In 28 hanno chiesto di patteggiare. Secondo l’accusa alcuni funzionari della Motorizzazione aveva messo in piedi un sistema di revisioni fantasma.
In sintesi venivano autorizzati a circolare mezzi anche risalenti agli anni ’60 che mai avrebbero superato una vera revisione. Mezzi che spesso non venivano neanche portati sul piazzale: la truffa era tutta cartacea. In cambio venivano pagate mazzette tra i 100 ai 250 euro. Al vertice del sistema, per l’accusa, era , ingegnere della Motorizzazione che ha chiesto di poter patteggiare.
Con lui coinvolto nell’inchiesta il collega ingegnere , il quale non ha però chiesto di essere ammesso a riti alternativi. Il gup deciderà sul suo rinvio a giudizio in sede di altra udienza.
Il pubblico ministero ha infine chiesto una condanna a tre anni e otto mesi per , altro dipendente della Motorizzazione considerato però un gregario di Biason e Tomeo .Sul versante corruttori è stato ammesso al rito abbreviato, giostraio di Borgomanero, considerato dagli inquirenti il “capo” dei corruttori. Una sorta di collettore che, sondando le esigenze dei colleghi, raccoglieva libretti e mazzette e teneva i contatti con la Motorizzazione in rappresentanza di diversi soggetti. L’accusa per lui ha chiesto due anni e dieci mesi.
Infine chiesta una condanna a tre anni per , 61 anni, di Varese, titolare di un’agenzia di pratiche auto in città: secondo l’accusa avrebbe in alcuni casi procacciato clienti a Biason e Tomeo intascando poi una percentuale sulle mazzette.
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