Mediazione linguistica, così si impara a vivere il mondo

Il 12 ottobre è iniziato un nuovo anno accademico alla Scuola Superiore di mediazione linguistica di Varese

Si respira soddisfazione dalle parti di Via Cavour 30: «Le immatricolazioni quest’anno sono aumentate di circa il 50 %, un aumento importantissimo per la nostra realtà» spiega la coordinatrice didattica Peggy Berthier.

Un aumento spiegabile in diversi modi. Fondamentale il passaparola e l’utilizzo di internet e dei social network. «Il passaparola è determinato dalle molte convenzioni che abbiamo con le realtà del territorio, a partire da quella con Varesecorsi e Il Cavedio, la nuovissima convenzione con la Pallacanestro Varese, senza dimenticare Filmstudio ‘90 per i film in lingua originale, Wall Street institute, i ben quattro asili varesini che hanno accettato la nostra proposta di insegnare la lingua inglese in modo ludico – continua Berthier – Noi proviamo a collaborare con tutti, abbiamo optato per una filosofia di inclusione a 360 gradi, e questo sta dando risultati». Poi ci sono le collaborazioni, come quella con l’associazione Apriticielo per il progetto “lavoro e vita, lavoro è vita”: un nuovo servizio di orientamento per i ragazzi, che li accompagna durante il percorso universitario per cercare il proprio “filo rosso”.

«D’altra parte abbiamo gradualmente cambiato il modo di comunicare, utilizzando di più e meglio i social networks – prosegue la coordinatrice – Instagram, Pinterest, Whatsapp oltre ai classici Facebook e Twitter: nomi che per i ragazzi hanno un significato che spesso ci sfugge, e che invece dobbiamo sforzarci di capire».Infine le Language nights. Le serate in cui si parla inglese sono sempre un successo, frequentate da moltissimi giovani universitari, anche dell’Università dell’Insubria. «Vogliamo far crescere la vocazione di Varese a città universitaria, farla diventare un polo di attrazione per studenti, dottorandi e lavoratori da tutte le parti del mondo. Perché la gente ha comunque sempre più voglia di incontrarsi e vivere insieme ed è questo che il mediatore culturale deve saper fare: predisporrel’incontro tra persone anche molto diverse» conclude Berthier.