VARESE Il test d’ingresso per la facoltà di medicina è difficile, forse troppo. Tanto che lo stesso preside di facoltà all’Insubria, Francesco Pasquali, ammette: «Anch’io, probabilmente, verrei bocciato». Infatti, tra gli 832 studenti che hanno provato ieri, moltissimi non erano al primo tentativo.Più di ottocento ragazzi per 175 posti di medicina, e per i 21 di odontoiatria: anche quest’anno, infatti, per le due specialità il test d’ingresso si è svolto lo stesso giorno. Un test complesso e rigidamente selettivo, uguale in tutta Italia, redatto negli uffici del Miur. Ottanta domande a risposta multipla, con cinque opzioni ciascuna, divise tra cultura generale e ragionamento logico (40), biologia (18), chimica (11), fisica e matematica (11). «Le domande di scienze, in particolare biologia, sono state più difficili rispetto all’anno scorso – dice Federica Del Tedesco, al suo secondo tentativo per medicina – e non conviene tentare quando si è incerti: un errore sottrae 0,25 punti all’esito finale».«I test sono migliorabili, sicuramente – ammette il professor Pasquali – qualche valore potrebbe averlo anche il voto di maturità, ad esempio, mentre ora viene ignorato. Per come è concepita ora la struttura del test d’ingresso, soprattutto nella parte di logica o cultura generale, non aiuta molto a fare una selezione nel modo più giusto per una facoltà come medicina. In più, i ragazzi hanno solo un minuto e mezzo a domanda. Io stesso credo non riuscirei ad essere ammesso al primo tentativo».La novità di quest’anno è l’unificazione delle graduatorie dell’università dell’Insubria con quelle di Milano Statale, Milano Bicocca e dell’Università del Piemonte Orientale: chi fa il test a Varese, potenzialmente, potrebbe frequentare poi a Novara.I ragazzi avranno tempo dal 6 al 10 settembre per indicare sul sito del Miur l’ateneo
prescelto, e dal 17 del mese, scaglionati a seconda del punteggio ai test, partiranno le immatricolazioni. L’intenzione dichiarata è di arrivare a un’unica graduatoria nazionale, per favorire la meritocrazia e, soprattutto, la mobilità studentesca. Perché il test è uguale in tutta Italia, ma per ora i punteggi di ingresso dipende dalla media della città in cui si sostiene.«Il rischio è che si chiuda qualche possibilità per i ragazzi di Varese – spiega Salvatore Consolo, preside del Cairoli – ma per evitare che questo accada, la cosa da fare è una sola: studiare». Studiare anche da soli, integrando le materie non affrontate nel modo giusto nei cinque anni di superiori. Perché anche il liceo classico è sotto accusa: Marta Maugeri, ieri mattina, ha affrontato il test per la quarta volta. «Sto studiando biologia, ma io voglio fare il medico, per questo ci riprovo. Ho frequentato il Cairoli, e gli errori che mi hanno tenuto fuori da medicina sono proprio dovuti alla scarsa preparazione scientifica». Consolo ha una soluzione: «Abbiamo aggiunto nel Pof alcuni corsi dedicati con dei docenti dell’Insubria, proprio per aiutare i ragazzi a integrare il programma per affrontare meglio le facoltà scientifiche».Anche i costi per le famiglie non sono da sottovalutare: 50 euro di tassa d’iscrizione all’Insubria, ma chi ha tentato anche qualche università privata, come il San Raffaele a Milano, ha sborsato altri 150 euro per un «piano B». L’alternativa per i meno facoltosi è biologia, o professioni sanitarie, che avrà il suo test d’ingresso il prossimo 11 settembre. Domani, alle 11, sarà invece la volta delle 193 aspiranti matricole di scienze motorie che, per essere selezionate per i 91 posti disponibili, il 6 e 7 settembre dovranno affrontare anche una prova pratica.
s.bartolini
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