Medio Oriente e Stretto di Hormuz, sale la tensione: timori per il prezzo dei carburanti

Sul fronte economico, la Banca centrale europea avverte che il conflitto potrebbe avere un impatto significativo sull’inflazione, alimentando nuove pressioni sui prezzi in Europa (foto d'archivio)

BRUXELLES – Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone si dicono pronti a sostenere un piano per garantire la sicurezza della navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz, dopo la chiusura annunciata dall’Iran in risposta agli attacchi tra Stati Uniti e Israele.

Roma, con la premier Giorgia Meloni e il ministro Antonio Tajani, precisa che non è previsto alcun intervento militare diretto. Teheran, però, reagisce con dure minacce: chi aiuterà Washington a riaprire lo stretto sarà considerato “complice dell’aggressione”.

La crisi fa schizzare il prezzo del petrolio sui mercati internazionali, mentre l’escalation militare nel Golfo prosegue con attacchi missilistici contro infrastrutture energetiche.

Sul fronte economico, la Banca centrale europea avverte che il conflitto potrebbe avere un impatto significativo sull’inflazione, alimentando nuove pressioni sui prezzi in Europa.