Mercato Varese «Chi vuole il Poz?»

Un grande spettacolo, orchestrato a favore della tv, e che ha visto trionfare la squadra più meritevole, lasciando il rammarico per il destino che attende l’altra protagonista.

L’analisi di Flavio Vanetti, firma varesina del Corriere della Sera, tocca ogni aspetto di ciò che è stata Armani Milano-Montepaschi Siena, la partita dello scudetto.

Venerdì sera il grande pubblico ha ritrovato, dopo lunghi anni di assenza, il grande basket italiano sui canali tradizionali. «Ma ancora una volta la Lega ha fatto un errore, perché se da un lato la diretta su RaiTre ha avuto successo, dall’altro la scelta di giocare la partita alle 21.15, venendo incontro alle esigenze dalla tv, ha penalizzato gravemente tutti i giornali, che hanno il compito di non limitarsi alla sola cronaca offrendo ai propri lettori l’adeguato approfondimento» esordisce Flavio Vanetti.

Una pallacanestro la nostra che fatica a trovare spazi adeguati sui media, così come faticosa è stata per Milano, favoritissima per il trionfo, la strada che ha portato al successo finale, giunto soltanto in gara-7. «Ha vinto la squadra che più ha meritato questo risultato – sottolinea Vanetti – perché l’Armani è stata in grado di uscire da quel tunnel nel quale si era cacciata perdendo gara-5».

Poi è arrivato quel canestro miracoloso di Curtis Jerrells sulla sirena di gara-6, al PalaEstra. «E anche in gara-7 Milano ha saputo interpretare meglio gli ultimi minuti di partita, mentre agli avversari è finita forse troppo presto la benzina».

Un premio, lo scudetto, innanzitutto per Giorgio Armani, che tanto ha investito in questo progetto.

«Ora serve continuità anche in Europa, ma intanto l’esplosione di pubblico che Milano quest’anno ha saputo far registrare non credo affatto sia un fenomeno passeggero e a mio giudizio non avrebbe risentito, in prospettiva, nemmeno di un risultato sfavorevole in questa finale playoff, perché la società ha saputo lavorare molto bene in chiave comunicazione».

La prossima sfida, pressoché immediata, sarà quella di riuscire a trattenere alcuni pezzi importanti del roster. «Io credo che tutto sommato Milano lascerebbe partire volentieri Keith Langford, anche se è stato più decisivo rispetto al passato, mentre sono convinto che alla fine Alessandro Gentile resterà, perché non lo vedo ancora così tentato dalla Nba, mentre ci sono sirene europee che potrebbero risultare più attrattive, anche alla luce di qualche situazione che andrà risolta fra il giocatore e il coach» sottolinea Vanetti. Già perché Luca Banchi è confermatissimo in panchina, così come è ormai inesorabile la fine che attende la Mens Sana, società che sparirà dal panorama professionistico. «È triste che accada, ma trovo che in città ci sia comunque terreno fertile e un ambiente molto motivato, fattori che potrebbero consentire una rapida ripartenza dalle categorie inferiori».

Anche Varese aspetta di poter ripartite alla grande, con Gianmarco Pozzecco in panchina. «Ed è a mio parere giunto il momento che la società inizi a svelare qualche nome su cui intende puntare, al di là del grande ritorno in panchina» sottolinea Vanetti. «Giusto lanciare in anticipo la campagna abbonamenti, ma l’entusiasmo dei tifosi credo vada anche appagato in qualche modo. Per ora c’è il solo Polonara, che deve ancora sciogliere la riserva e che potrebbe essere anche motivato a restare se intorno a lui cominciasse a muoversi qualche cosa» conclude Flavio Vanetti.

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