Mezzo secolo scrutando il cielo Per amore della Scienza

Mezzo secolo scrutando il cielo Per amore della Scienza

VARESE Dev’esserci del vero quando Salvatore Furia dice che la montagna del Campo dei Fiori lo stregò quando lui, giovane siciliano, arrivò in città il primo di ottobre del 1940: per quella vetta e per il sogno di veder realizzata la cittadella delle scienze scartò senza indugio la prospettiva americana, e restò in città. È lo stesso professore a raccontare uno dei tantissimi aneddoti che costellano i primi cinquant’anni di un’avventura, quella che cominciò il 6 settembre del 1956 con il primo appello per la nascita della “Associazione Astronomica Dilettanti Varese”. E quel 6 di settembre non è una data casuale, ma storica. «Quel giorno – racconta Furia – il pianeta Marte, in opposizione , raggiungeva la distanza minima dalla terra». Grandi erano le speranze di scienziati e studiosi di tutto il mondo per le osservazioni che ci si aspettava di poter fare. Fu in questo clima che il giorno seguente sul quotidiano locale Furia pubblicò il suo invito a unirsi in un’associazione coloro i quali erano interessati ad accostarsi alle scienze e all’osservazione della natura. Allora il gruppo era di 19 persone, mentre oggi sono in centinaia, giovani e meno giovani, ad accostarsi alla vetta del campo dei Fiori per amore delle scienze. «L’obiettivo con cui nacque l’associazione prima e la cittadella poi – spiega Furia- è quello sancito all’interno dello statuto, vale a dire la divulgazione delle scienze alla popolazione in generale, ma anche alle scolaresche che vogliano salire fin lassù». Nel 1963, proprio quando stavano per iniziare i lavori per la edificazione dell’Osservatorio che a Furia arrivò la chiamata “americana”. Lui che per 19 anni era andato all’osservatorio di Brera ad osservare la luna, tanto da diventarne uno

dei massimi esperti, ricevette l’offerta dal professor Zagar di partire per Cape Canaveral. «Ma io rifiutai – racconta da dietro la sua scrivania – e restai qui perché sentivo che questa era la mia strada, anche se forse era meno ricca e famosa». Di acqua sotto i ponti ne è passata da allora con la nascita della cittadella, l’osservatorio, il centro di studi botanici, ma anche con le battaglie per la difesa del lago di Varese e con l’idea di costituire il parco del Campo dei Fiori lanciata nel lontano 1965. Le piccole e grandi emozioni e i traguardi sono stati davvero molti: «Negli anni ’80 il centro geofisico fu chiamato a collaborare con la regione Lombardia e fummo noi con le nostre previsioni e i modelli matematici a predire 12 ore prima del dramma il disastro che colpì la Valtellina nell’agosto del 1987». E poi ancora per venire ai nostri giorni, l’ultima scoperta porta la dati di soli tre giorni fa. «I miei collaboratori hanno scoperto 5 asteroidi di forte luminosità: una bella soddisfazione suggellata dalla certificazione data dall’Unione astronomica mondiale». Ma se questa è la scienza, per il professore il primo motore di tutto resta lo stupore di osservare la grandezza del creato. «Di fronte a un simile spettacolo – dice – ci si chiede perché siamo qui. Ed io mi sento di poter escludere che sia solo frutto del caso ». Parole le sue del tutto in sintonia con quelle spese nell’omelia di ieri sera da monsignor Marco Ferrari che ha celebrato accanto al parroco di velate, don Adriano Sandri, a don Luca Violoni e a don Michele Barban, figura di collegamento ideale con don Pigionatti. Paola Provenzano

s.bartolini

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