“Mia figlia è stata rapita” E spilla 15mila euro

Pur di spillare quattrini al prossimo, si era inventato un rapimento. Della figlia, addirittura. Con tanto di scene madri con le lacrime agli occhi e minacce di suicidio. Ma gli è andata male. E’ stato scoperto, processato e condannato per truffa.Sei mesi di reclusione, e 100 euro di multa: così ha deciso il giudice a carico del trentenne varesino Angelo Russo. Una condanna mite, tutto sommato, quella spuntata dall’avvocato difensore Corrado Viazzo. Forse perché il raggiro era così inverosimile e smaccato da indurre più al sorriso, che alla severità. Tant’è vero che le vittime dell’imbroglio non si sono mai neppure costituite come parte civile.I fatti risalgono al 2007. Secondo la ricostruzione effettuata in aula, Russo si era rivolto ad alcuni amici implorando soldi. Aveva contattato una coppia di imprenditori edili con i quali era in predicato anche di entrare in rapporti di affari. Con un racconto

strappalacrime, aveva spiegato loro che gli avevano rapito la figlia e che non poteva rivolgersi alle forze dell’ordine, pena la messa a rischio dell’incolumità della bambina. Anche la moglie di Russo, originaria dell’Est Europa, avrebbe partecipato alla commedia, dicendosi talmente disperata da ipotizzare di tagliarsi le vene. La storia, come si vede, fa acqua da tutte le parti: eppure era riuscita lo stesso a risultare convincente. Ai suoi “amici”, Russo aveva implorato circa 80 mila euro. La coppia di imprenditori gliene aveva prestati circa 15 mila. Dietro garanzia, però. Così Russo aveva prodotto cambiali controfirmate dal padre (inizialmente finito anche lui nel calderone degli imputati, scagionato poi da ogni accusa perché risultato del tutto estraneo al magheggio). Ma dopo avere onorato la prima cambiale, Russo aveva cercato di volatilizzarsi. Missione fallita. Tanto che è stato poi costretto a esibirsi sopra un altro palcoscenico: quello del tribunale.

e.marletta

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