Milano, 17 giu. (Apcom) – I capelli si fanno alla cinese. E’ boom
a Milano di coiffeur dagli occhi mandorla, che sfiorano ormai le
cento unità. Costano poco e sono sempre disponibili, dalla
mattina presto fino a tarda sera, l’ideale per i super
indaffarati cittadini metropolitani.
Il fenomeno è ormai evidente, visto che le scritte “da Antonio” o
“da Marisa” sono sostituite via via da incomprensibili ideogrammi
cinesi. L’unica cosa comprensibile è il tariffario, pari a meno
della metà di quello applicato dai parrucchieri italiani. I
milanesi accorrono, con qualche diffidenza, però accorrono.
Capita spesso, infatti, di vedere entrare le “sciure” in questi
negozi già provviste di shampoo e balsamo. Non si fidano dei
prodotti cinesi e se li portano da casa.
Anche la Camera di commercio di Milano ha certificato il nuovo boom. Sono 213, infatti, i parrucchieri e gli estetisti stranieri in città, uno su dieci fra le 2.161 imprese attive nel settore, con i cinesi come prima nazionalità, con il 32,4% delle imprese individuali attive tra i non italiani (69 negozi), seguiti da marocchini (9,6%), francesi (4,8%) e dominicani (4,3%). Un fenomeno recente quello dei parrucchieri
cinesi, visto che rappresentano quasi la metà delle imprese nate nel 2008 a Milano e un terzo delle nuove aperture complessive nel 2009. Contando poi anche le tipologie societarie più complesse, si sfiorano le cento imprese cinesi attive nel settore. I parrucchieri cinesi si concentrano soprattutto nella “chinatown” locale, cioè via Sarpi, anche se iniziano a presidiare anche altre zone, come Lambrate, Città Studi, stazione Garibaldi e Niguarda.
red
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