Mille in piazza per Vendola E Varese canta “Bella Ciao”

Mille in piazza per Vendola E Varese canta “Bella Ciao”

VARESE La intona lui e poi, via via, lo seguono tutti. E la piazza dei mille, quella che nonostante il caldo torrido e i tanti eventi di questa domenica pomeriggio in città riesce a riempirsi, rompe una sorta di tabù. E intona “Bella Ciao”. Nemmeno dieci giorni dopo il maxi comizio di Umberto Bossi e Roberto Maroni in piazza Monte Grappa, con il canto del “Va pensiero” e l’Alberto da Giussano proiettato sulla torre civica varesina, il leader di Sel Nichi Vendola “espugna” a suo modo piazza Repubblica. Il comizio inizia puntuale alle 17 ma il governatore della Puglia, sempre affiancato dalla candidata del centrosinistra Luisa Oprandi, arriva ben prima. Gira la città, attraversa il centro, si concede ai giornalisti

e ai tanti giovani in maglietta rossa, firma autografi. E poi lancia la sua sfida: “Siamo più di quanti erano con Bossi” scandisce arringando la folla: “Non credevano di essere umiliati nelle loro roccaforti”. Un risultato che per Vendola significa soprattutto aver “rotto il muro, sfondato la diga” del Berlusconismo e dello strapotere del centrodestra al Nord: “E’ come se l’Italia fosse uscita dalla reclame e avesse ritrovato un gancio con la realtà”. Applausi a pioggia quando Vendola parla di un’Italia in crisi proprio a causa del governo di centrodestra, di una “giovane generazione nell’ergastolo della precarietà” e di un linguaggio studiato apposta per “spingere tutto in rissa, provocare un polverone e non dover rendere conto di quello che hanno fatto all’Italia”.

Il leader di Sel sa che a Varese si gioca una partita a scacchi fondamentale per il futuro della coalizione di centrosinistra al Nord e lancia affondi mirati, parla di difesa dell’ambiente, libertà, casa e dignità e valore delle donne: “Abbiamo dovuto sentire che le donne del centrodestra non saranno mai racchie come quelle del centrosinistra. E a dirlo è stato quel bell’uomo di La Russa”. Assurdo, rimarca, “siamo alla politica del Bagaglino”.

Vendola scalda la piazza, dà fiducia per raggiungere l’obiettivo: riuscire a vincere al ballottaggio del 29-30 maggio. Il distacco è notevole ma nel popolo della sinistra varesina c’è davvero la convinzione di essere rimonta e mai, da molti anni, non si assisteva a tanta mobilitazione a tanta voglia di esserci e partecipare. «A Milano provano a nascondere il volto della Moratti – spiega Vendola – e dall’altra parte rappresentano Pisaspia come l’anticristo. La verità è che non pensavano di poter essere umiliati nelle roccaforti della Lega e del berlusconismo». Un errore di valutazione che ha determinato lo “scivolone” amministrativo. «Prima hanno fatto autocritica, poi cercano di tornare a parlare dei problemi veri delle città di cui si erano completamente scordati, ma lo fanno con una sequela di immagini che spingono tutto in rissa» continua il leader di Sel. Gli elettori – racconta – si sono svincolati dalla «politica del Bagaglino» e hanno costretto il centrodestra al ballottaggio tra l’altro «a Varese e Novara, che sono da sempre baluardi della Lega. Vuol dire che anche qui quel muro si può abbattere».«A Varese – osserva Vendola – si presenta sempre la lobby di potenti che hanno imprigionato la città negli ultimi anni. Ma anche con Bossi presente il consenso si è ridotto a numeri più scarni e scoraggianti». Questo dato,

per il centrosinistra, rappresenta un successo di per sé: «Se una piazza vale come sondaggio – fa notare Vendola ai presenti – qui vinciamo bene perché c’è più gente qui di quanta non ce ne fosse da Bossi». E bene o male che vada il ballottaggio, «intanto la vera botta è già arrivata. A Varese è rush finale, a Milano è trash finale, ma anche a Varese i leghisti di palazzo si sono accorti che era qualche anno che non frequentavano più la città e stanno cercando di rimediare negli ultimi giorni in qualche modo. Il leghismo e il berlusconismo sono la malattia culturale di questo paese non li sopportiamo più». Varese del resto «non è la città della Lega», riprende la candidata Luisa Oprandi, reduce dal volantinaggio durato tutto il pomeriggio. «È bella perché ha il verde non dei fazzoletti ma dei nostri prati e delle nostre montagne che non vogliamo far sommergere dalla cementificazione. È una città con tanti centri che devono continuare a vivere, e noi in questi centri, in mezzo alla gente, ci siamo sempre, e non perché c’e l’ha detto un capo nazionale». Finisce con Viva l’Italia di De Gregori, il partigiano Cin che, commosso, saluta la folla dai gradoni della piazza. Una festa, ora altri sette giorni di fuoco prima del voto.

s.bartolini

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