Minacce di morte ai Servizi Sociali

Fermato dalla polizia un cingalese di 45 anni. S’appostava all’esterno dei Servizi Sociali di Varese. L’uomo, violento con moglie e figli, era stato allontanato della famiglia. Angelini: «Operatori coraggiosi»

– Botte a moglie e figli, minacce di morte agli assistenti sociali: scatta il divieto di avvicinarsi agli uffici dei Servizi Sociali di Varese. L’uomo fermato dagli agenti della squadra mobile.
La consorte e i figli minori sono invece già stati affidati a una comunità protetta e sono al sicuro. «Episodi di rabbia in aumento da parte di chi vive una situazione di disagio sociale e incolpa per questo le istituzioni – ha commentato l’assessore alla partita – Piena solidarietà ai nostri funzionari e operatori che hanno sopportato una situazione potenzialmente pericolosa affrontando ogni giorno il loro lavoro, senza mai fare un passo indietro».

Angelini aggiunge: «In seguito all’innalzarsi di questa soglia di rabbia sociale abbiamo già provveduto a potenziare i sistemi di sicurezza a tutela degli operatori che lavorano negli ambiti più delicati e difficili come, appunto, quello dei Servizi Sociali».
I fatti. Protagonista della vicenda è un cingalese di 45 anni. L’uomo nel 2014 era stato colpito da un provvedimento di allontanamento dalla casa familiare emesso dal gip del tribunale di Varese.
L’uomo, stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, maltrattava sia fisicamente che psicologicamente sia la moglie che i figli minori. Le vittime, visto il comportamento del quarantacinquenne, erano stato sistemate in una struttura protetta del Nord Italia.
Una struttura la cui ubicazione, per ovvie ragioni di sicurezza, era stata taciuta al padre e marito padrone. I Servizi Sociali del Comune di Varese, su incarico del tribunale dei minori di Milano, a quel punto avevano cercato di effettuare un’indagine psico-sociale; in sintesi si trattava di analizzare e chiarire la situazione supportando l’intera famiglia, a cominciare naturalmente dai minori.
Il quarantacinquenne, però, non ha affatto colto l’occasione di poter mutare la propria condizione e ha incolpato di fatto gli operatori dei Servizi Sociali di avergli portato via la famiglia.

Ben lontano dall’ammettere le proprie responsabilità il cingalese ha seguito il suo istinto e anche in quest’occasione è diventato violento. Minacciando con telefonate da incubo gli operatori dei Servizi Sociali; dalle chiamate poi è passato agli appostamenti, con minacce di morte, fuori dalla palazzina di via Orrigoni dove i Servizi Sociali hanno sede, tanto che in più occasioni gli agenti della squadra volanti della polizia di Stato erano intervenuti per allontanarlo.
È stato lo stesso assessore Angelini a prendere in mano la situazione: «Ho illustrato il problema al prefetto , che si è mostrato molto sensibile – ha spiegato Angelini – La paura, la situazione di insicurezza, si generava non tanto quando gli operatori si trovavano sul posto di lavoro in via Orrigoni, ma quando i nostri funzionari e assistenti sociali uscivano dall’edificio. È in quel momento che c’era il timore che l’uomo potesse dar corso alle sue minacce aggredendo qualcuno». A quel punto sono intervenute le forze di polizia e per il cingalese è arrivato il divieto di avvicinamento.
«È giusto – conclude Angelini – che chi opera per i cittadini a stretto contatto con il pubblico possa farlo in sicurezza. Io davvero ringrazio i nostri operatori che hanno dimostrato una serietà e un coraggio nell’affrontare la situazione continuando a svolgere con passione il loro lavoro che è un vero esempio».