Minaccia svizzera ai frontalieri “Via il fiscovelox o più controlli”

Minaccia svizzera ai frontalieri “Via il fiscovelox o più controlli”

VARESE Scudo fiscale e frontalieri: la Lega dei Ticinesi dissotterra l’ascia di guerra contro il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e il governo Berlusconi . Lo fa sul “Mattino della Domenica”, il primo numero dopo la pausa d’agosto e con il linguaggio colorito che caratterizza i cugini d’oltreconfine di Umberto Bossi.

«Forse nel governo Berlusca qualcuno non si rende conto che senza la Svizzera il Bel Paese avrebbe 50.000 disoccupati in più da mantenere. Per l’Italia, prendere a pesci in faccia la Svizzera è come prendere a pesci in faccia un’azienda che fa lavorare 50mila italiani». Sono infatti 50.000 i frontalieri, dipendenti ed autonomi, che entrano in Svizzera ogni giorno, in particolare dalla Lombardia. «Con le loro famiglie – precisa la Lega Ticino – si arriva ad una cifra di almeno 200mila persone che riescono a vivere senza l’aiuto del governo Berlusca-Tremonti». Ma che cosa è successo, ancora, per scatenare il “tegn à ment” del deputato Lorenzo Quadri, tra i numero uno dei leghisti ticinesi? E’ il vanto del governo Berlusconi nella lotta ai paradisi fiscali e che appare sul sito www.governoberlusconi.it  e «L’immagine utilizzata – dicono i leghisti ticinesi – è un paesaggio elvetico con tanto di bandiera svizzera in primo piano». E se la prendono con il “fiscovelox” che era stato installato ai valichi per intercettare automobili sospette in transito e che è tuttora in funzione in retrovalico. «Via i fiscovelox o via i frontalieri», era stata la minaccia del leader del movimento ticinese, Giuliano Bignasca, in piena operazione di rientro dei capitali dalla Svizzera e l’intimazione era arrivata fino a Roma, aveva suscitato preoccupazione e concitazione, i frontalieri si erano sentiti merce di scambio, ma anche i Comuni avevano cominciato a tremare: il loro bilancio è tenuto in piedi dai fondi di ristorno dei lavoratori pendolari di confine. Ma le apparecchiature ci sono ancora. «l’Italia se ne sbatte delle rimostranze ticinesi sull’illegalità e la violazione della privacy dei fiscovelox ed intende continuare ad adoperarli ad oltranza», osserva Quadri. Ma, naturalmente, il Fisco italiano dispone di tutta una serie di strumenti per intercettare il deposito di capitali all’estero: il fiscovelox è solo uno dei tanti, forse neppure il più efficace. Di sicuro, la Svizzera è riconfermata in black list, l’elenco dei Paesi più a rischio per la fuga di capitali dall’Italia, i fondi neri e il riciclaggio. Dunque, continua a rimanere sotto osservazione.

«E’ ora che qualcuno cominci a chiarire la situazione in Italia, con opportune risposte. Perché se il Berlusca crede di poter sparare sul nostro Paese per farsi campagna elettorale, forse ha fatto male i conti», sollecita Quadri. Ma come farebbe il Canton Ticino a fare a meno di 50.000 lavoratori italiani, uno su tre?

«Cominciamo a dimostrare la nostra gratitudine ai vicini italiani erigendo un po’ di ostacoli burocratici, quelli in cui loro stessi sono maestri – conclude il deputato – poi vediamo che cosa succede».
Maria Castelli

e.marletta

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