VARESE È forse il giorno più difficile per Maria e Ovidio, i genitori di Giovanni Giacomini, il giovane di Capolago ritrovato cadavere giovedì scorso all’interno dell’edificio dismesso che un tempo ospitava la trattoria Caminaccio. Maria e Ovidio sono chiamati a un duro compito, quello del riconoscimento della salma del proprio figlio. Un passaggio fondamentale prima dell’autopsia che sarà eseguita già nella giornata di oggi e che potrà finalmente far luce su un caso che ha lasciato dietro di sé molti dubbi. Dubbi che i genitori del 31enne hanno più volte espresso
in questo periodo e che ancora non hanno trovato una risposta chiara. Uno dei tanti interrogativi è legato ai farmaci ritrovati accanto al corpo e che Giovanni avrebbe presumibilmente inghiottito, insieme ad alcolici, per togliersi la vita. «Il Gardenale è un potente sedativo che non si può acquistare senza presentare una regolare ricetta medica – ricorda la signora Maria – E allora, come ha fatto a ottenerlo mio figlio? Qualcuno deve averglielo fatto avere, quindi qualcuno sa». Una determinazione che rispecchia la volontà di chi è deciso a conoscere tutta la verità.
A complicare la ricostruzione di quella fatidica notte è anche quella frase, più volte presa in considerazione dagli investigatori, riportata da Daniele, il signore che vende i panini alla rotonda dei ciclisti a Buguggiate: «Giovanni quella sera si è fermato da me per mangiare un panino e bere un tè alla pesca. Prima di andarsene mi aveva detto di aspettare dei colleghi». Parole più volte riecheggiate nella mente dei familiari e sulle quali nessuno ha trovato mai alcun riscontro. Intanto nel fine settimana è tornata anche la troupe di “Chi l’ha visto?”, la trasmissione di Rai3 che ha seguito il caso di Giovanni fin dai primi giorni della sua scomparsa, lo scorso 29 aprile. Ora, dopo trentaquattro giorni di attesa e di supposizioni, l’autopsia potrà finalmente far luce su una tragedia che ha colpito molti.
Benedetta Magistrali
e.marletta
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