GALLARATE Il consiglio comunale dell’addio è stato a dir poco rovente. Venerdì sera la presa d’atto della decadenza di Nicola Mucci dalla carica di sindaco ha dato la stura a una serie di accuse e controaccuse. E’ come se qualcuno avesse dato il via libera, e se ciascuno si fosse sentito autorizzato a togliersi tutti i sassolini (anzi: i massi) che aveva nelle scarpe.«Comunista sarà lei» è stata solo una delle invettive udite in aula. «Basta con questa cultura del sospetto, riducete le capacità di Mucci allo stipendio da 185 mila euro», ha dichiarato Giuseppe De Bernardi Martignoni (Pdl), «del resto i comunisti sono abituati a fare questo tipo di demagogia». Ricordando la tessera del Pci tenuta in tasca per anni, è intervenuto il democratico Aldo Lamberti. «Chi è il comunista stalinista?», ha domandato, «E’ colui che avvalla l’epurazione di qualcuno che non si è accodato». Il riferimento all’ex presidente di 3SG Franco Liccati, rimasto in Fli a differenza di Martignoni. Insomma, ha concluso venerdì sera in aula l’esponente democratico, «se c’è un comunista, in questa sala, è lei». A quel punto il pidiellino è intervenuto rivendicando il passato nel Msi e spiegando di aver abbandonando i finiani perché
stanno «scivolando a sinistra». Il tutto mentre Marco Casillo (Partito democratico), seduto tra il pubblico, gridava: «L’hai fatto solo per non perdere il posto da assessore in provincia».E non è finita qui. Si sono azzuffati persino su presunti «toni diffamatori». Li avrebbe usati, secondo il capogruppo Pdl Alessandro Petrone, Cinzia Colombo (Sel). L’esponente dell’opposizione ha chiamato in causa il vicesindaco Massimo Bossi sul piano dell’etica personale.Cosa che, secondo il responsabile pidiellino, potrebbe dare adito a una causa. «Magari mi querelasse», ha risposto Colombo, «così finalmente avrebbe l’occasione di parlare di urbanistica di fronte a un giudice, un giudice dal quale invece scappa nel processo che ha tra gli imputati l’ex dirigente dell’ufficio tecnico». Il riferimento al dibattimento «Lo.Li.Ta.», che vede Gigi Bossi accusato di concussione in concorso.«L’assessore Bossi a quel processo non ci vuole andare». E quindi, secondo la capogruppo di Sel, «immagino che non mi querelerà perché teme di dover parlare di fronte a un giudice di scelte come quelle legate alla riqualificazione di viale Lombardia o all’ecomostro di Crenna». Progetti contestati dalle opposizioni. Del primo si era occupata anche la commissione di vigilanza, parlando di una sanatoria sui generis in relazione a una modifica in corso d’opera del progetto stesso.
e.romano
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