Muore a 47 anni dopo l’impianto di un defibrillatore: la famiglia chiede chiarezza

Denuncia per omicidio colposo e richiesta di autopsia: sotto esame il percorso clinico all’ospedale di Circolo di Varese

Un ricovero per accertamenti, un intervento chirurgico considerato di routine e poi una serie di dolori sempre più forti, fino a un secondo ricovero e alla morte. È una vicenda drammatica e ancora tutta da chiarire quella che riguarda un uomo di 47 anni residente a Lavena Ponte Tresa, deceduto martedì scorso all’ospedale di Circolo di Varese. Ora i familiari chiedono alla Procura di fare piena luce sulle cause del decesso.

L’uomo era stato ricoverato a fine 2025 per accertamenti cardiologici dopo un episodio di aritmia. Dopo gli esami, ai primi di gennaio i medici avevano deciso di procedere con l’impianto di un defibrillatore sottocutaneo, intervento eseguito senza apparenti complicazioni. Una volta dimesso, però, il 47enne ha iniziato ad accusare forti dolori al petto, che con il passare dei giorni sono diventati sempre più intensi.

Sequestro della cartella clinica e autopsia

Ieri mattina, mercoledì 15 gennaio, il legale della moglie, l’avvocato Fulvio Dagnoni, ha presentato una denuncia per omicidio colposo in ambito sanitario alla Procura della Repubblica di Varese. Nell’istanza si chiede il sequestro della cartella clinica e di tutta la documentazione relativa ai ricoveri e agli interventi subiti dall’uomo, oltre al sequestro della salma per consentire l’esecuzione dell’autopsia.

L’obiettivo è chiarire se la morte sia stata causata da un evento imprevedibile oppure se vi siano state negligenze nella gestione clinica e chirurgica del paziente. Nelle prossime ore è probabile l’apertura formale di un fascicolo e il conferimento dell’incarico a un medico legale per l’esame autoptico, che potrà fornire risposte alle domande della famiglia.

Operato, dimesso e poi di nuovo ricoverato

Secondo quanto ricostruito nella denuncia, il 47enne era entrato all’ospedale di Circolo il 23 dicembre. Dopo gli accertamenti, i sanitari avevano optato per l’impianto del defibrillatore sottocutaneo, eseguito dopo Capodanno. I dolori toracici che l’uomo continuava a riferire sarebbero stati inizialmente considerati compatibili con il decorso post-operatorio.

Il 5 gennaio era stato quindi dimesso con una terapia a base di analgesici. Tuttavia, le fitte al petto non sono mai cessate. Sabato scorso la moglie lo ha accompagnato nuovamente al Pronto soccorso: gli esami effettuati non avrebbero evidenziato anomalie e l’uomo è stato dimesso nelle prime ore di domenica.

Lunedì, però, un nuovo e improvviso peggioramento ha reso necessario l’intervento del 118 e un ulteriore ricovero. Questa volta i medici avrebbero riscontrato un’emorragia interna, decidendo per un secondo intervento chirurgico, eseguito con circolazione extracorporea. Le condizioni del paziente, però, si sono aggravate rapidamente e nel tardo pomeriggio di martedì è stato dichiarato il decesso.

Ora sarà l’autopsia a stabilire le cause esatte della morte e a chiarire se il tragico epilogo fosse inevitabile o se, invece, si siano verificati errori o ritardi nel percorso di cura. Una risposta attesa con angoscia dai familiari, che chiedono solo di sapere cosa sia realmente accaduto.