La prima notizia è che Benito Mussolini è ancora cittadino onorario di Varese.
La seconda è che la maggioranza si è divisa in quattro parti (contrari, astenuti, fuori dall’aula e favorevoli) e il sindaco, dopo una tumultuosa riunione di maggioranza, se ne è andato prima del voto.
L’amministrazione ha vissuto una della pagine più tese della loro alleanza. Nonostante fosse un tema che con la tenuta amministrativa della città c’entrasse ben poco.
Ma tant’è. Appena prima della trattazione del punto, in consiglio comunale, poco dopo le 23 di ieri sera, il capogruppo della Lega Giulio Moroni ha chiesto una sospensione della seduta ed una riunione di maggioranza. Il sindaco Attilio Fontana, i consiglieri e gli assessori di Lega e Pdl si sono chiusi in una stanza
a discutere, anche animatamente. Subito dopo c’è stata una riunione ristretta solo della Lega. Al che la seduta è ripresa. Ma è continuato il via vai dei membri della maggioranza tra i banchi del consiglio e fuori in corridoio, perché di fatto, nonostante le riunioni, non si è riuscito a trovare un accordo.
Nel corridoio c’è stato anche un momento di tensione tra Moroni e il consigliere del Pdl Stefano Crespi (area formigoniana). Quest’ultimo aveva infatti annunciato di voler votare a favore della mozione e contro la cittadinanza di Mussolini. Nella Lega invece Moroni avrebbe voluto che il suo gruppo abbandonasse l’aula. Ma il segretario cittadino Marco Pinti ha imposto l’unità del gruppo: o tutti dentro a votare contro, o tutti fuori. E siccome alcuni non volevano abbandonare la seduta, i leghisti alla fine non si sono mossi.
Al contrario del Pdl che si è diviso in tre: i formigoniani Giovanni Chiodi e Matteo Giampaolo sono usciti dall’aula, il laico Fabio D’Aula si è astenuto, e Crespi ha votato appunto a favore. Tutti gli altri (Giacomo Cosentino, Piero Galparoli, Ciro Grassia, Roberto Puricelli, Domenico Battaglia e Mauro Pramaggiore) contro la mozione.
Compatta alla fine la Lega: hanno votato tutti contro la mozione. A spaccarsi anche l’opposizione. Per eliminare l’onorificenza a Mussolini tutto il Pd, più Sel, Varese&Luisa e Movimento5Stelle. Ma Alessio Nicoletti di Movimento Libero ha votato contro e Mauro Morello, unico dell’Udc presente, è uscito dall’aula.
Il sindaco, invece, ha scelto “tatticamente” di andarsene. Durante la riunione ristretta, confidano alcuni consiglieri del Pdl che non hanno gradito la sua decisione, ha chiesto suggerimenti al telefono. Probabilmente, dicono, a Roberto Maroni, visto che si sarebbe rivolto all’interlocutore chiamandolo presidente. Al che, dopo essersi lamentato della scelta di alcuni pidiellini di voler uscire dall’aula, se ne è andato dal consiglio prima che la seduta finisse. Evitando quindi di dover scegliere come votare.
La mozione per revocare la cittadinanza è stata quindi respinta con 16 voti contrari, 11 favorevoli e 1 astenuto.
Subito dopo il voto in aula è scoppiata la bagarre. Gli esponenti di Anpi e associazioni di sinistra hanno urlato “vergogna” rivolti ai consiglieri comunali. Al che i militanti della Fiamma Tricolore, presente anche la segretaria provinciale Sabrina Favini, hanno sventolato la loro bandiera e distribuito volantini. Tra un militante di destra e il vicepresidente dell’Anpi Angelo Zappoli c’è stato anche uno scambio duro di parole.
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