Napolitano blinda governo e riforme

Monito alla minoranza Pd: le voci di scissione portano all’instabilità politica. No al voto anticipato: «Il superamento del bicameralismo non è un tic da rottamatore». Preoccupazione per la crisi sociale

L’Italia oggi ha più che mai bisogno di stabilità politica, continuità istituzionale e riforme. E, soprattutto, la politica non può più permettersi di perdere di vista la realtà con continue e dannose discussioni «ipotetiche» su voti anticipati, scissioni e ostruzionismi continui attraverso «spregiudicate tattiche emendative». Ecco il Napolitano pensiero alla vigilia della sua uscita dal Quirinale.

Chi si aspettava dal capo dello Stato un bilancio del passato, una sorta di «Amarcord» presidenziale è rimasto deluso. Ieri nel consueto saluto di fine anno alle alte cariche dello Stato il presidente della Repubblica, pur confermando le sue dimissioni subito dopo la fine del semestre italiano di presidenza dell’Unione europea, ha tracciato quasi un programma di governo ripetendo con linearità – e mai come ieri con durezza – quali sono le sue aspettative e quali le sue delusioni nei confronti della politica.
Un pieno sostegno al governo di Matteo Renzi (presente al Quirinale), una puntigliosa spiegazione del perché la riforma del bicameralismo paritario sia quasi propedeutica alle altre. Il tutto accompagnato da un j’accuse pesantissimo a quanti nella politica sembrano aver perso il senso del servizio al Paese e si dimostrano incapaci di percepire la cruda realtà in cui si trova l’Italia. In un discorso di 26 minuti il capo dello Stato ha, prima, bacchettato i sindacati (presente al Colle anche Susanna Camusso) chiedendogli «rispetto delle prerogative delle decisioni del governo e del Parlamento e uno sforzo convergente di dialogo anche su questioni vitali di interesse generale».
Ha poi ha richiamato la stessa minoranza Pd (sottolineando come oggi sia il partito di maggioranza) invitandola a non perdere di vista la linearità della democrazia che prevede regole interne ai partiti, disciplina e stabilità dell’esecutivo. Basta «forze perdute – ha detto Napolitano – in battaglie di retroguardia, in sterili impegni retorici che confermano all’estero l’immagine della solita Italia litigiosa, sempre sull’orlo dell’abisso e mai capace di camminare insieme: a che serve elucubrare quotidianamente sul se sia vero che soffino venti di scissione in questa o quella formazione politica, magari nello stesso partito di maggioranza relativa? È solo tempo – e inchiostro – che si sottrae all’esame dei problemi reali», ha chiosato Napolitano.

È questo il cuore del messaggio del presidente: non siamo più in condizioni di stare fermi, lontani dalla comprensione della gente dove monta la rabbia. Bisogna interrompere subito questo «confuso, nervoso, agitarsi che torna ad evocare, in quanti seguono le vicende dell’Italia, lo spettro dell’instabilità perché il danno può essere grave». Giorgio Napolitano sembra non sapersi rassegnare a una certa miopia tutta italiana e per questo ancora una volta ricorda che «al contrario, serve un rispettoso e saldo ancoraggio al normale svolgersi della vita delle nostre istituzioni».
Solo così, è tornato a ripetere anche, «si può contrastare la tendenza a scivolare da una critica, anche la più rigorosa, della politica verso una distruttiva anti-politica, che si risolve in patologia destabilizzante ed eversiva».
«Un discorso di grande respiro, di alto profilo» ha commentato il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Non poteva volere di più dall’inquilino del Colle.