Roma, 14 lug. (Apcom) – “La lotta alla mafia può essere vinta, e andremo fino in fondo senza guardare in faccia nessuno”. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, risponde così a chi gli chiede se – dopo la maxioperazione di ieri – la ‘ndrangheta possa reagire con violenza, come fece la mafia con la stagione delle stragi. “Non ho informazioni in merito – risponde Maroni – anzi c’è la consapevolezza che possiamo fare gravi danni alla criminalità organizzata: lo stiamo facendo, continuiamo a farlo, andremo fino in fondo senza guardare in faccia nessuno”.
Parlando a margine della presentazione della sede romana dell’Agenzia per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, il titolare del Viminale, sottolinea come l’operazione di ieri abbia svelato la struttura verticistica della ‘ndrangheta: “E’ una novità importante che ci aiuta a capire come funziona la governance di questa forma di criminalità organizzata.
L’operazione di ieri ci ha dato informazioni molto importanti, alcune conferme e la novità importante della presenza massiccia della ‘ndrangheta in alcune regioni del Nord”.
E poi c’è lo stupore per il mix di tradizioni e passato che contraddistingue la mafia calabrese: “La ‘ndrangheta mantiene ancora in Calabria la testa e usa questi riti, che si mescolano a riti religiosi, con riunioni quando c’è la festa patronale…”. Comportamenti che Maroni definisce, “i riti del passato, pur essendo oggi la ‘ndrangheta la criminalità più potente, aggressiva e se vogliamo più moderna rispetto a mafia o camorra. E’ questo apparente contrasto – spiega – che mi ha molto colpito, però abbiamo gli strumenti per colpire al cuore qualsiasi forma di criminalità organizzata”.
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