Negozi storici azzerati Varese resta a bocca asciutta

Negozi storici azzerati
Varese resta a bocca asciutta

Maroni premia i negozi storici. Nemmeno uno è di Varese, dove molti negozi storici ormai stanno chiudendo. In questo campo siamo quasi il fanalino di coda della Lombardia.

Si è svolta ieri mattina al Pirellone la cerimonia annuale di riconoscimento degli attestati di negozi e mercati storici per gli esercizi commerciali meritevoli di essere inseriti nel registro delle attività storiche, istituito alcuni anni fa.

Nell’elenco compaiono locali di otto province: non c’è Varese, che quest’anno non ha ricevuto alcun riconoscimento. È la prima volta che capita, visto che all’ultimo aggiornamento del registro, che risale al dicembre 2011, compaiono in tutto ventuno negozi storici in provincia di Varese: tre nel capoluogo (Caffè del Borducan, Gioielleria Ossola e oreficeria

Buzzetti S&L), quattro a Busto Arsizio (di cui però uno, la Cartolibreria Boragno, nel frattempo ha tirato giù la saracinesca) e altrettanti a Gallarate. C’è da dire comunque che in Lombardia peggio di Varese, c’è solo la provincia di Lodi, che ha meno negozi storici iscritti nel registro.

Il governatore Roberto Maroni ha approfittato dell’occasione per spronare il commercio di vicinato e assicurare tutto il sostegno dell’istituzione regionale su questo fronte, anche alla luce della recente moratoria della grande distribuzione: «Gli imprenditori del commercio – le parole di Maroni al Pirellone – non ci chiedono contributi, ma soltanto di poter esercitare la loro attività senza troppa burocrazia, senza troppa pressione fiscale e con pochi vincoli. E questo è il nostro obiettivo: diminuire la pressione fiscale e azzerare la burocrazia qui in Regione Lombardia e consentire così ai piccoli commercianti di esercitare liberamente la propria attività senza troppi vincoli».

Saprà il governatore dare un futuro al commercio di vicinato anche nella sua Varese?

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