«Nel 2017 la nostra città ritorni a essere una comunità»

Nell’omelia del prevosto Panighetti gli obiettivi della comunità pastorale

Un nuovo e più incisivo impegno nella carità, addio alla frammentarietà, i lavori al Bernascone, le reliquie di Santa Teresa di Calcutta: nell’omelia dell’ultimo giorno dell’anno, il prevosto ha fatto un bilancio del 2016 appena concluso e lanciato le sfide che attendono per il 2017.

Per la Chiesa che “è in Varese” il monsignore auspica di «ritrovare un forte senso di comunità che favorisca le relazioni interpersonali e dia stabilità».

Tre le attenzioni da avere: «Alla famiglia, alla visita pastorale dell’Arcivescovo il 3 marzo, come occasione propizia per ascoltare indicazioni circa il nostro cammino di fede, e una riflessione da iniziare sulla proposta di pastorale oratoriana e giovanile, tenendo presente l’immenso compito che la comunità cristiana ha di trasmettere la fede e di educare».

Luci, ombre e sfide non mancano neppure «ampliando lo sguardo dalla nostra comunità pastorale Sant’Antonio Abate – tra basilica, Bosto, Brunella e Casbeno – all’intera città di Varese. Anche i suoi cittadini sono invitati a lasciarsi interpellare e cambiare nel rispetto della pluriformità della nostra società».

Nonostante il tempo di oggi sia carico «di tensione e paura e il nostro è un mondo complesso, mutevole e contraddittorio: non possiamo solo subirlo. Bisogna operare perché si aprano nuove strade alla convivenza».

In queste ultime settimane nel dibattito pubblico «si è parlato di una Varese che deve ritrovare la propria identità: il tema è prezioso e stimolante. Una dimensione già presente è l’identità caritativa, solidaristica, attenta ad alleviare il disagio della parte più debole della popolazione».

È molto, ma occorre anche altro. «Occorre forse fare uno sforzo maggiore di coesione civica che spinga oltre un individualismo improduttivo e orienti verso una più precisa responsabilità capace di unire oltre le ideologie. Si tratta di costruire una “amicizia civica” capace di affrontare emergenze molto serie quali il terrorismo, l’ondata migratoria, la crisi finanziaria e quella politica in un contesto in cui si constata una distanza tra istituzioni ed elettori con un evidente problema di rappresentatività democratica».

La nuova associazione

Varese, città attenta al bisogno dell’altro, inclusiva, aperta al dialogo, capace di superare logiche contrappositive e di affermazione del potere per affermare invece una vocazione capace alla cooperazione e alla condivisione degli obiettivi.

L’anno 2017 sarà denso di eventi e di iniziative. Proprio col primo gennaio ha preso vita una nuova importante realtà sul versante della Carità. «Si avvia l’associazione tra Parrocchie “Farsi prossimo”. Con questo strumento le parrocchie di Varese intendono offrire un segnale di unità nonché essere più pronte nell’intervento a favore di chi è nel bisogno sforzandosi di tessere una rete tra enti e volontari impegnati capace di risultare più efficiente».

È stata ricordata la visita del 25 marzo nella diocesi ambrosiana di papa Francesco che incontrerà i fedeli nel campo di Monza, per la messa delle 15. Il prevosto ha poi annunciato che le reliquie di Santa Teresa di Calcutta arriveranno in basilica dal 3 al 5 febbraio, in occasione del mese della vita.

In più quest’anno ricorrerà anche il centesimo anniversario dell’apparizione di Fatima. Due le occasioni per ricordarlo: il pellegrinaggio della comunità pastorale a Fatima nel mese di giugno e, a ottobre la presenza della statua della Madonna Pellegrina di Fatima a Varese.

La festa di Sant’Antonio Abate, il 16 e 17 gennaio, sarà il momento in cui annunciare la proposta per il restauro del campanile del Bernascone: «Un’opera dal valore non solo spirituale, ma anche culturale e di rilevanza cittadina». Tra pochi giorni infatti saranno comunicati i risultati dei rilievi compiuti sulla torre campanaria che dalla quale, lo scorso luglio, si era staccato del materiale. Emergerà lo stato di salute del monumento e quali saranno le opere da compiere.

In questo 2017, infine, «ci sarà molto da fare. C’è bisogno di tutti. Nessuno può chiamarsi fuori dalle varie forme di partecipazione: ne va della coerenza con ciò che professiamo».