VARESE Prima, la notizia: stamattina nella sede di 3 società di A (guarda caso, le tre neopromosse della scorsa stagione: aveva ragione Rosati nel dire che al Varese fu rubata la A), 12 di B – ma c’è chi dice 15 – e altre minori arriveranno i deferimenti per il primo troncone di calcioscommesse (restano fuori le altre di A o la Samp che verranno esaminate a luglio).
Al 99.9% sarà deferito anche il club biancorosso ma, al di là dell’amarezza nel vederlo mischiato a chi ha taroccato partite falsando i campionati, bisognerà mantenere sangue freddo e capacità di giudizio, al massimo scaricando in campo la rabbia di chi è pulito in un mondo sporco ma per colpa di terzi subisce comunque un piccolo sfregio alla reputazione.
È la differenza tra il mare e un laghetto di montagna quella che passa tra i grandi imputati, da Doni a Siena o Lecce, e il Varese lambito di striscio e di traverso (o colpito alle spalle) da leggerezze personali – comunque ingiustificabili – dell’ex capitano Pesoli (ma chi gliel’ha fatto fare, e perché, di rispondere alle telefonate o agli sms di Gervasoni?).
C’è deferimento e deferimento. C’è un abisso tra Gervasoni (è comunque la sua parola: bisogna capire se è vera), quando afferma che «il presidente del Siena diede soldi ai giocatori del Modena Tamburini e Perna per vincere Modena-Siena» e lo stesso superpentito che dice agli inquirenti: «Pesoli mi chiese se conoscevo qualcuno del Siena (che poi vinse 5-0) per verificare se loro fossero disposti a pareggiare con il Varese. Contattai Carobbio ma lui mi disse che non potevano fare nulla in quanto si trattava dell’ultima partita casalinga con Conte allenatore».
In mesi e mesi di interrogatori e dichiarazioni torrenziali, c’è di mezzo la realtà dei fatti. Inconfutabile. Incontrovertibile. Che mette al riparo il Varese da grossi pericoli quali una penalizzazione, visto che – ormai certo del quarto posto – non aveva alcun vantaggio da cogliere dalle eventuali, balzane richieste di Pesoli a Gervasoni o dall’altra partita in questione, Varese-Piacenza: la squadra di Sannino, pur non avendo più nulla da chiedere a parte vincere i playoff, non fece alcun favore agli emiliani, battendoli spietatamente nonostante il flusso anomalo di sms tra Pesoli e Gervasoni “intercettato” dalla Procura.
Nemmeno un punto di penalizzazione: questo dobbiamo pretendere e chiedere dal Palazzo e da chi difenderà il Varese. Se Pesoli ha sbagliato, pagherà per non avere denunciato le telefonate fatte a Gervasoni o dal medesimo ricevute (omessa denuncia).
Nemmeno un punto di penalizzazione al Varese, a meno che si voglia fare di tutta l’erba un fascio e colpire indiscriminatamente un club che è vittima di contatti avventati di un singolo tesserato e i veri carnefici, cioè i protagonisti di combine effettive. Chi ha rubato una mela (Pesoli con le sue telefonate) e chi ha taroccato gare e campionati (Doni) non può pagare allo stesso modo, magari col recondito fine di educare un mondo che invece ha bisogno di sensibilità, buon senso, onestà di giudizio invece che di un giudizio universale capace di spazzare via tutto e tutti, passione compresa.
Ultimi due quesiti. 1) I punti di penalità alle società che sapevano o i cui tesserati hanno alterato l’esito delle partite (non il Varese) verranno inflitti prima di fine mese ma dovranno essere scontati nel campionato in corso o nel prossimo? 2) L’unico caso in cui oggi il club di Rosati potrebbe rischiare una responsabilità oggettiva e quindi punti in meno, è quello in cui Pesoli avesse coinvolto in qualche modo compagni o società durante gli interrogatori. Ma è fantacalcio: vero, signor ex capitano?
Andrea Confalonieri
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