Niente laurea per la sveglia Ma un destino tutto nuovo

Niente laurea per la sveglia Ma un destino tutto nuovo

VARESE Come nel film Sliding Doors, una coincidenza ha cambiato la vita di Stefano D’Andolfi, 24 anni, residente a Ternate, che nei giorni scorsi è partito per Haiti. Si fermerà un anno nella capitale, a Port-au-Prince, per lavorare come infermiere in un pronto soccorso aperto 24 ore su 24.«Tutto è incominciato per colpa della sveglia che il giorno dell’esame di Stato non ha suonato – racconta – Non essendomi presentato, la prova è stata invalidata. Risultato: la laurea in scienze infermieristiche è slittata da ottobre ad aprile». «Ero affranto, non sapevo cosa fare – continua Stefano – Questo fino al giorno in cui Annalisa, la mia fidanzata, mi ha raccontato di aver partecipato a un incontro a Milano con suor Marcella, missionaria ad Haiti. Mi ha suggerito di scriverle». All’inizio il giovane non ne voleva sapere, ma la ragazza insisteva. «Ho accettato per sfinimento – racconta Stefano – In una mail ho raccontato alla suora della disavventura della sveglia e le ho chiesto come potessi esserle utile». La risposta di suor Marcella è stata spiazzante. «Qui non si viene per rispondere a un bisogno, il sole ad Haiti sorge al mattino e tramonta alla sera anche senza di noi. Io ti propongo di fare un’esperienza di condivisione della missione. Questo fa la differenza, noi siamo qui per portare Cristo

a Haiti».«Io subito ho capito che non era una proposta generica, ma diretta a me personalmente – prosegue – Ho accettato la sfida». Il giovane ha vissuto due mesi a Port-au-Prince, nella casa dei volontari. «Era vero che tutto funzionava anche senza di me, ma giorno dopo giorno ho imparato a prestare attenzione ai piccoli bisogni che mi si presentavano davanti agli occhi – continua Stefano – Ho capito che il mio compito era quello farmi provocare dalla realtà, rispondendo da uomo prima che da infermiere». Qualche esempio? «Mi è capitato di fare di tutto per prenotare una visita per un bambino, per poi scontrarmi con il fatto che la mamma non aveva intenzione di portarcelo. Bisogna accettare che non è tutto nelle nostre mani. Se non avessi avuto il dono della fede cristiana sarei stato vittima del fare e avrei perso la testa di fronte alle sconfitte che sono all’ordine del giorno». Nel mese di aprile Stefano è tornato a casa e si è laureato. Ma ora è già operativo ad Haiti. «Il contesto è difficile anche per la violenza sulle strade e per le minacce che si ricevono, ma io ho imparato da suor Marcella a non avere paura – conclude – Io devo continuare».Con una consapevolezza: forse se la sveglia avesse suonato, tutto questo non sarebbe accaduto.

s.bartolini

© riproduzione riservata

Aggiungi La Provincia di Varese tra le fonti preferite su Google