Il giudice non scioglie la riserva: ancora niente sfratto per la clinica La Quiete. «Adesso è ufficiale – commentano i lavoratori – è certo che riusciremo ad arrivare all’asta fallimentare. Oggi possiamo dire di avere vinto una battaglia. Adesso fondamentale sarà vincere la guerra il 29 marzo». Perché la clinica sia appetibile per eventuali acquirenti era fondamentale restasse aperta, evitando lo sfratto, sino al 29. «Se la clinica chiudesse Ats sospenderebbe, come da normativa, le licenze che consentono alla struttura di operare in ambito sanitario. All’asta ci andrebbe una scatola vuota senza mercato: per la clinica sarebbe la morte». I lavoratori, che dallo scorso 8 gennaio sono costituiti in assemblea permanente e hanno continuato a lavorare con ottimi riscontri da parte dei varesini che hanno dimostrato di fidarsi e di apprezzare gli standard qualitativi della struttura (letti di degenza pieni e esami di diagnostica sempre traboccanti di prenotazioni) adesso sono certi di riuscire a raggiungere il primo traguardo. Data in cui la clinica tornerà all’asta: «Quello sarà il momento della verità: noi facciamo appello a tutti gli imprenditori d’Italia. Perché serve un’offerta per salvare sia i nostri posti di lavoro che una clinica fondamentale per la sanità varesina. Se il 29 marzo l’asta andasse deserta ancora una volta sarebbe davvero la fine.
Sarebbe difficilissimo riuscire, a quel punto, rinviare lo sfratto». Quella del 29 marzo è una tappa fondamentale per il futuro della clinica. I lavoratori hanno fatto tutto il possibile. La politica stessa, a partire da Regione Lombardia, ha fatto tutto quanto possibile. Tra due settimane si capirà se c’è la volontà di investire su un’eccellenza che lo merita. I dipendenti della clinica hanno tra l’altro messo in atto una forma di “lotta” civile e intelligente che ha mostrato quanto la struttura sia fondamentale sotto il profilo sanitario per Varese. Nel tempo libero dal lavoro i dipendenti hanno offerto alla cittadinanza prestazioni gratuite (per la prima settimana) e a prezzi concorrenziali successivamente con boom di prenotazioni. «Noi sappiamo che la decisione del giudice di rendere esecutivo lo sfratto è pienamente legittima – dicono i lavoratori – crediamo di esserci tuttavia meritati l’opportunità di arrivare all’asta del 29 marzo. La città ci sta sostenendo e ai varesini diciamo grazie di cuore. Hanno capito la nostra scelta. Abbiamo scelto di resistere attraverso la via dell’apertura alla città. L’assemblea non si muove da qui e andremo avanti con l’occupazione. In attesa dell’asta. Ancora una volta rinnoviamo l’appello a tutta l’imprenditoria italiana a puntare su di noi. Su questa struttura che è parte della storia di Varese».













