«Niente super treni senza le opere»

«Niente super treni senza le opere»

Alptransit, i Comuni chiedono opere. Sindaci, Provincia e Regione parlano la stessa lingua: «Non siamo contrari, ma non siamo neppure disposti ad accollarci solo i disagi». Il corridoio ferroviario Luino-Gallarate fa paura. È un po’ la “piccola Tav” dalla provincia di Varese, visto che è destinato a diventare un punto di passaggio decisivo lungo il corridoio europeo Genova-Rotterdam, quando nel 2019 si aprirà la galleria di base dell’Alptransit sotto il Gottardo.

Il quadro dell’impatto del potenziamento del corridoio ferroviario tra il confine svizzero e Gallarate è preoccupante. La tratta Luino-Laveno passerà in media da 59 treni a 87 treni al giorno, la Laveno-Gallarate da 28 a 39, la Laveno-Sesto Calende da 31 a 48. Allo stato attuale gli interventi previsti e finanziati per l’adeguamento della linea ferroviaria riguardano unicamente, per quanto attiene ai soldi italiani stanziati nel decreto del Fare, il prolungamento del modulo a 700 metri e gli interventi strutturali nelle stazioni di incrocio di Luino, Laveno e Ispra, mentre con i soldi della Confederazione si effettuerà la modifica del piano del ferro e della sagoma delle gallerie in modo tale da far passare i semirimorchi da quattro metri.

Non sono invece previsti né barriere fonoassorbenti (anche perché l’Alptransit accoglierà solo materiale rotabile silenzioso) né interventi per l’eliminazione dei passaggi a livello. «Non siamo contrari all’opera – si fa portavoce del territorio il sindaco di Laveno Mombello – non porta benefici alle nostre comunità ma quantomeno non provochi disagi. Ci batteremo per difendere l’interesse dei nostri cittadini».

Le criticità individuate dal tavolo degli enti locali sono molteplici: aumentano il numero, ma anche del peso e della lunghezza dei convogli in transito, aumentano i tempi di chiusura dei passaggi a livello, la pericolosità degli incroci, i rumori, le vibrazioni e il rischio derivante dal trasporto di merci pericolose. Così i Comuni chiedono una serie di opere compensative che minimizzino i disagi causati dai “super-treni”: sottopassi e sovrappassi al posto dei passaggi a livello più critici, riduzione dei tempi d’attesa alle sbarre, mitigazione del rumore e delle vibrazioni, carri di soccorso di pronto intervento in caso di incidenti a Bellinzona e Gallarate («ricordiamoci la tragedia di Viareggio» fa notare Giacon), ma anche garanzie sui servizi destinati ai passeggeri, per far sì che il traffico merci non monopolizzi la linea.

Il commissario della Provincia di Varese è ancor più chiaro: «Siamo disponibili a collaborare con Rfi perché sappiamo l’importanza di questa infrastruttura ma a fronte di interventi indispensabili per ridurre l’impatto e i disagi». Tradotto: senza opere compensative, il territorio è pronto a mettere i bastoni tra le ruote. Regione Lombardia sta con gli enti locali: «Porteremo le loro istanze a tutti i tavoli» assicura la consigliera leghista Francesca Brianza.

Andrea aliverti

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