«No alle speculazioni. I nostri parchi a rischio»

La Lipu denuncia i pericoli che corrono le venti aree verdi del Varesotto con la revisione della legge

Val Veddasca, Campo dei Fiori, palude Brabbia e Parco del Ticino. Sono solo alcune delle venti aree verdi di Varese e provincia inserite nelle rete Natura 2000 e messe a repentaglio dalla modifica della legge 394 sulla tutela dei parchi. La denuncia arriva dalla Lipu (Lega italiana protezione uccelli) di Varese all’indomani della battaglia vinta sulla tutela del lupo (giovedì le Regioni hanno rinviato il voto sulle nuove norme di convivenza uomo-animali che aprivano di fatto alla caccia al lupo – vietata da 46 anni

– con l’obiettivo di studiare soluzioni alternative). Un’altra minaccia al nostro patrimonio faunistico e naturalistico arriva però dalla proposta di revisione alla legge sulle aree protette (la 394 del 1991) attualmente al vaglio della Camera dei deputati. Se approvata, «aprirebbe le porte e ai direttori di Parco senza competenze naturalistiche, nominati localmente e anche ai cacciatori, con il pretesto di un controllo faunistico che di fatto metterebbe a rischio l’intera natura italiana e la protezione delle specie in via di estinzione», denuncia la Lipu.

Particolarmente pericolosa, secondo l’associazione, anche l’idea di affidare interamente la tutela delle aree verdi ai poteri locali «che potrebbero favorire interessi particolari, aprendo a cemento e speculazioni», e soprattutto il mancato riconoscimento dei siti che rientrano nella Rete Natura 2000: «Il principale strumento della politica dell’Unione Europea per la conservazione della biodiversità e per il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie animali e vegetali rari e minacciati.

In provincia di Varese fanno parte di questa rete diverse aree verdi, a cominciare dal principale corridoio ecologico che connette le Alpi alla Pianura Padana e che si estende tra il rilievo prealpino del Campo dei Fiori e la Valle del fiume Ticino. Un vero e proprio ponte di importanza primaria nella rete

Natura 2000 a livello europeo «in quanto connette la bioregione Alpina con quella Continentale», precisano da Lipu ricordando il progetto Life Tib messo a punto per proteggere questa infrastruttura verde «che permette alla fauna selvatica di spostarsi liberamente alla ricerca di cibo, acqua, per riprodursi e migrare verso ambienti più ospitali quando necessario».

Un corridoio che ha permesso il successo della reintroduzione in Ticino della lontra e anche gli spostamenti dall’Appennino alle Alpi e viceversa di giovani lupi alla ricerca di un nuovo branco (lupi stanziali mancano in zona da oltre un secolo e mezzo). Lo provano le diverse segnalazioni registrate negli ultimi anni e due tristi episodi: il lupo investito nel 2012 a Somma Lombardo e quello travolto da un treno a Zenna nel 2013.
La revisione delle norme sulla tutela dei parchi, unita alla proposta di riaprire la caccia al lupo dopo quasi mezzo secolo di protezione assoluta, spinge la Lipu di Varese a far risuonare un campanello di allarme che va al di là dei singoli provvedimenti: «Ad essere in discussione è il patrimonio naturale del nostro Paese, con inevitabili conseguenze negative per le generazioni che verranno e che avranno a che fare con un ecosistema sempre più povero».
Informazioni: www.lipu.varese.it.