di Luca Ielmini
VARESE Vai a Stamford Bridge e, chi l’avrebbe detto, non vedi la partita. È successo ad un gruppo di tifosi varesini in trasferta a Londra martedì scorso per Chelsea-Inter, ottavi di finale di Champions League. Una decina di fans nerazzurri, ma anche semplici appassionati in cerca di una notte di calcio internazionale con la maiuscola. È andata male e proprio in uno di quegli stadi additati come templi della sicurezza e del fair play. L’Inter ha vinto 1-0, ma loro non sono riusciti a viverlo. Tanto valeva rimanere a Varese ad vedersela su Sky al bar sotto casa, sacramentando contro i gufi delle altre squadre, davanti ad un bianchino e non gustandosi una birra inglese.Era una trasferta organizzata di tutto punto: si arriva a Londra il lunedì, visita alla città e la due-giorni inglese culmina con il match del martedì sera. Peraltro, soprattutto per i supporters nerazzurri, si prospettava una serata magica. Ma ancora non si sapeva.Il gruppetto ha passato i controlli di rito e, muniti di biglietto regolarmente acquistato, i tifosi varesini hanno preso posto nel settore, anzi, nei seggiolini come da tagliando. L’atmosfera di Stamford Bridge, però, è durata poco: giusto il tempo che è intercorso tra l’ingresso nell’impianto londinese (un’ora e un quarto prima del fischio d’inizio) e il 12′ del primo tempo. Ben prima delle emozioni della ripresa, col gol di Eto’o e il passaggio del turno.Infatti, appena iniziato il match, come raccontano i tifosi protagonisti, alcuni steward hanno chiesto loro di consegnare i biglietti. Lì per lì sembrava un ulteriore controllo, giusto per assicurarsi che lo spicchio di supporters nerazzurri occupasse il settore e i posti di loro competenza. Le cose si sono messe male, perché, oltre
a non rivedere più i biglietti, sono arrivati altri addetti alla sicurezza che hanno fatto alzare i tifosi e hanno chiesto loro di seguirli verso le uscite di sicurezza. Il passo successivo è stato quello di spingere il gruppetto di tifosi direttamente fuori dallo stadio. Di fronte alle richieste di spiegazione, gli addetti al servizio d’ordina hanno spiegato che in Inghilterra la legge non permette che i tifosi di opposte fazioni possano essere a stretto contatto all’interno della struttura (non solo la legge inglese). Dopo ulteriori tentativi di rimettere piede in Stamford Bridge o di avere un altro chiarimento, le forze dell’ordine hanno chiuso la vicenda giustificandosi col fatto che erano impossibilitate a prendere qualsiasi tipo di decisione. In fin della fiera, i drappello di tifosi nerazzurri venuti da Varese è stato messo fuori manifestazione nonostante fosse in possesso di regolare tagliando (il quale, per chiudere, è rimasto in possesso della sicurezza inglese).Quindi, niente partita, niente esultanza e ritorno mesto a casa (nonostante il resto del popolo interista avesse molto di che gioire). Resta da capire, se davvero la spiegazione data dagli addetti alla sicurezza regge, il perché sia stata concessa la vendita di tagliandi in una zona rivelatasi off-limits per gli stessi tifosi acquirenti. È proprio questo il nocciolo della questione. Per una volta, stando al racconto degli sfortunati tifosi varesini in gita a Stamford Bridge, la proverbiale sicurezza degli stadi inglesi si è trasformata in estromissione. Eccessiva preoccupazione o errore? Non si sa. Quel che è certo è che il gol di Eto’o, che resta una pietra miliare della recente storia nerazzurra, è per quei supporters lasciati fuori un ricordo solo accarezzato e non vissuto come avrebbero sperato (e pure meritato).
a.confalonieri
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