Doveva essere solo un caffè con e invece l’incontro al Cuor di Sasso con è diventato un gustosissimo aperitivo accompagnato da un Merlot del Trentino dal profumo intenso e dalla struttura impegnativa, con tanto di pane e salame. L’incontro tra il supertifoso biancorosso e il sindaco è stato moderato dal nostro , che sarà il motore di tutti gli altri appuntamenti con Luca Alfano, in programma alle 19 di ogni mercoledì nel ristorante di Silvano Bossi, covo un tempo del Varese di ma anche casa di quello di e di .
Se Luca Alfano e il Caio sono stati puntualissimi, Fontana si è fatto aspettare con tanto di fan alla porta. L’immancabile , melomane e appassionato tifoso del calcio e della pallacanestro varesina, ha chiesto al sindaco un autografo su una foto piuttosto datata: «Non avevo ancora la barba – constata Fontana – e allora l’avrai scattata almeno quattro anni fa». «No – risponde Cellin – è del 2008, anzi proprio del mese di settembre di quell’anno: ricordi, Attilio?». «Ah sì – ammette il primo cittadino – la settimana meravigliosa del Mondiale di ciclismo. Alla cerimonia di inaugurazione faceva un freddo tremendo ma poi quanto sole…».
Anche al Cuor di Sasso c’è tanto sole dopo una giornata capricciosa e coperta di nuvoloni. Il sole è tutto negli occhi di Luca Alfano che tutti trovano, come nota Fontana, «pimpante e più carico, anzi “carrrico” che mai». E la prima domanda del tifoso al sindaco è una stilettata: «Attilio, ma ti ricordi il progetto di Riccardo Sogliano per lo stadio? Perché ti sei opposto alla sua realizzazione?». Fontana ha la risposta pronta: «Quella proposta prevedeva un centro commerciale di 35 mila metri quadri netti a Masnago: avrebbe ammazzato il quartiere». «Il no del sindaco aveva mandato su tutte le furie i tifosi che oggi però considerano Fontana come un salvatore» nota Caielli.
È l’occasione per ricordare come si è salvato il Varese in estate: «Sì – ricorda il primo cittadino – sono stati tre amici al bar a rimettere in pista i biancorossi. Dopo l’ennesimo inconcludente incontro a Palazzo Estense mi sono fermato da Pirola, insieme a . Ci siamo guardati negli occhi dicendoci: “Se fossimo noi a dare l’esempio?”. Ho firmato subito un assegno da diecimila euro, Piero mi ha seguito e poco dopo è entrato nel locale : era arrivato per caso, ci siamo salutati e, parlando della rifondazione del Varese, si è dimostrato subito entusiasta, pensando a una sponsorizzazione massiccia. Nella notte ci siamo sbattuti come pazzi per coinvolgere amici e conoscenti e la nostra colletta ha assicurato alla città la sopravvivenza del calcio. Le donazioni di 50 euro hanno avuto lo stesso peso di quelle di migliaia di euro». Alfano sorride: «Così – dice – la nostra squadra non è morta e io sono diventato ambasciatore del nuovo Varese calcio».
Ma Luca è anche un ambasciatore della città che, come osserva Fontana, è molto meglio di come sembra: «Noi varesini non siamo bravi a promuovere le nostre peculiarità. Non sappiamo parlare bene di noi stessi e di un territorio unico. Prendete : quando è arrivato a Varese è venuto da me e mi ha messo in imbarazzo perché non smetteva di farmi i complimenti, entusiasta delle nostre bellezze. Noi varesini amiamo farci del male. Pensate al parco di Villa Toeplitz: è arrivato secondo in Italia in
una speciale classifica. Ma in quanti lo conosciamo? Stesso discorso per il Museo Tattile o quello dei fratelli Castiglioni». Una meraviglia che invece tutti conoscono – e questo lo fa notare il Caio – è . Fontana si esalta: «È l’unico in Italia a non interpretare i problemi della disabilità come un peso». Intanto Luca pensa alla sua malattia: «Nessuno le ha dato ancora un nome. Sapessi almeno come si chiama potrei combatterla come si deve. Io intanto la chiamo “la bastarda” e non mi arrendo».
Fontana quasi si commuove ma subito Luca Alfano mette sotto torchio il primo cittadino: «A quando la bretella Gasparotto-Borri?». «Per realizzarla – dice Fontana – ci vogliono otto milioni. I soldi non li abbiamo, o meglio li avremmo se non finissero tutti a Roma. Forse potremmo fare una colletta, come abbiamo fatto per il Varese Calcio. A proposito di raccolta fondi: proprio oggi ho rivolto un appello alla comunità per salvare i Mastini, eredi della gloriosa squadra di hockey della nostra città». «Che cosa avrebbe voluto realizzare nel suo doppio mandato e invece non ha ultimato?» chiede Luca. Fontana risponde subito: «Il rifacimento dell’illuminazione pubblica, ma presto firmeremo l’affidamento dell’incarico». «Il prossimo sindaco?». «Dovrà voler bene alla città. Io passerò invece nel mio studio da avvocato in via Orrigoni, al numero 15. Amo però la politica perché da un lato è ragionamento puro e difesa degli ideali e dall’altro possibilità concreta di realizzare le cose. Sono diventato leghista perché è l’unico partito in cui mi sono davvero riconosciuto: credo nell’autonomia e nell’autonomismo». I temi scivolano via veloci, fra un bicchiere di vino e l’altro e nel frattempo al simposio si unisce anche , primario di dermatologia al Circolo che è pugliese ma risiede a Modena. Fontana si illumina perché è un cultore della cucina emiliana, condivisa un tempo con antiche fidanzate e gustata con racconti golosi legati alla sua professione. Si va sul personale e Caio parla di come è diventato donatore di sangue. Ma qui dovremmo aprire un altro capitolo: lo faremo mercoledì prossimo quando il nostro Francesco Caielli e l’inesauribile Luca Alfano ospiteranno al Cuor di Sasso Roberto Bof.