Non c’era sangue in auto. Lidia è morta in una casa?

L’inchiesta - Il sostituto pg Manfredda ha ottenuto la proroga per le indagini. Ancora tre mesi per cercare la verità

Omicidio: scadenze e risposte. A tre mesi dall’arresto di, 49 anni di Brebbia, ex compagno di liceo della studentessa varesina uccisa il 5 gennaio 1987 e ritrovata cadavere il 7 gennaio di quell’anno nei boschi del Sass Pinì a Cittiglio, fermato nell’abitazione di via Cadorna in cui vive con la madre il 15 gennaio è arrivata la prima scadenza per la procura generale di Milano. Il gip aveva infatti concesso tre mesi per completare l’inchiesta a carico del quarantanovenne. L’indagine si è però protratta oltre il termine e il sostituto pg di Milano , che coordina l’attività iniziata dalla squadra Mobile di Varese, pochi giorni fa affidata alla squadra Mobile di Milano, ha chiesto e ottenuto una proroga d’indagine. Con conseguente proroga della misura di custodia cautelare a carico di Binda che è detenuto nel carcere di San Vittore. C’è però una seconda scadenza in arrivo a breve termine: il 29 aprile, infatti, i giudici della Corte di Cassazione dovranno decidere se accogliere o rigettare l’istanza di liberazione presentata dai difensori del quarantanovenne. La decisione degli Ermellinati è attesa nel pomeriggio del 29: Binda potrebbe tornare immediatamente libero qualora l’istanza venisse accolta. Ultima data in calendario è quella del 2 maggio. Quando il gip ha fissato un’udienza per fare il punto sulle risultanze delle indagini scientifiche eseguite sulle spoglie di Lidia dopo la riesumazione effettuata su richiesta della procura generale di Milano il 22 marzo. Il perito nominato dal tribunale che guida il team di esperti che stanno eseguendo l’indagine sul cadavere della ventenne

è guidato dalla celebre e apprezzatissima anatomopatologa forense . Tuttavia, per ragioni di competenze «non è escluso – spiega , legale di Binda – che in quella sede debba essere nominato un genetista per completare le analisi». Al momento si lavora per isolare unghie, denti, capelli e peli analizzando le spoglie che dopo 29 anni portano i segni della decomposizione. Sono questi gli elementi attraverso i quali cercare eventuali tracce di Dna dell’assassino di Lidia. Per compiere questo ulteriore passaggio serve un genetista che possa eseguire prelievi e analisi. Dunque l’indagine scientifica sulle spoglie potrebbe andare oltre il 2 maggio: in quella data non dovrebbero arrivare risultati definitivi. L’inchiesta sul campo, invece, si starebbe allargando anche agli amici milanesi di Lidia. La ragazza frequentava giurisprudenza all’Università Statale di Milano e a Milano viveva. Qualche vecchio amico milanese potrebbe avere dei ricordi utili a far progredire l’inchiesta. Resta infine da accertare dove Lidia sia stata uccisa. Non sulla sua Fiat Panda (il cadavere è stato trovato vicino all’auto): la giovane fu pugnalata 29 volte ed è morta dissanguata. Ha perso almeno due litri di sangue ma sulla vettura (e sul terreno circostante) c’erano tracce ematiche estremamente esigue. Dove è stata uccisa quindi? A casa di qualcuno? Binda all’epoca viveva con la madre e la sorella. Quasi impossibile che il presunto assassino possa aver compiuto lì una simile mattanza. E c’è l’alibi di Binda, «che secondo noi è solido – conclude Martelli – Binda si dichiara innocente e dice che quel 5 gennaio era a Pragelato».