«Non mento: i più forti sono altri»

Noi mica eravamo abituati a delle vigilie così. No, perché per noi il giorno che precede il via del Giro d’Italia è sempre stato quello della speranza. Delle parole piene di voglia di vincere e si spaccare il mondo venute fuori dal nostro Ivan Basso. Sapevamo che, prima o poi, sarebbe arrivato anche un giorno come questo: il giorno di chi si rende conto che le gambe non sono più quelle di una volta, e i traguardi cambiano. Si parte da Belfast, e un uomo abituato a vivere e pensare in rosa deve mettere da parte i sogni e guardare in faccia alla realtà.

Pensieri nuovi e strani, mai provati prima. Particolari e nuovi, e chiaramente non piacevoli. Bisogna guardare in faccia a quello che succede e ai fatti: non va. L’ultimo periodo è stato negativo, le cose non sono andate come pensavo nonostante io per questo Giro abbia lavorato più e meglio di quelli che l’hanno preceduto.

Quindi, la testa deve cambiare: fare un salto, e capire che bisogna pensare diversamente. Altrimenti c’è il rischio che la paura di non farcela più e le aspettative troppo grandi ti schiaccino.

Un Giro in cui darò tutto, come ho sempre fatto: ma se dicessi che lotterò per vincerlo, prenderei in giro i miei tifosi e me stesso. Aggredirò la corsa, proverò a mangiarmela e a stare davanti: e prenderò quello che viene. È un dato di fatto, e non ci si deve nascondere: l’asticella, purtroppo, si sposta verso il basso.

Questo è un momento che nella carriera di uno sportivo prima o poi arriva: uno non se lo aspetta mai perché vorrebbe rinviarlo ogni volta, ma arriva. Ho lavorato tanto e bene, credevo che sarebbero arrivate delle risposte che invece sono rimaste solo nella mia testa. Per tanto tempo sono stato tra i corridori più forti del gruppo: ora i può forti sono altri.

Attenzione: se non fossi sicuro di poter fare comunque qualcosa di buono, non sarei qui al via della corsa. Correrò con una serenità che non ho mai avuto, e magari tra una settimana siamo qui a parlare di tutt’altro. Magari quelle risposte che non sono arrivate arriveranno tra qualche giorno. Ma al momento, la situazione è questa. E prenderne atto è un gesto di grande maturità, credo.

Aldo Sassi mi ha insegnato anche questo. Mi ha insegnato che bisogna imparare a riconoscere i propri limiti e a rispettarli. Oggi i miei limiti sono questi: e non me ne vergogno. Sono fiero e orgoglioso dei risultati che ho raggiunto nella mia carriera, e sono fiero anche di quelli che raggiungerò. In questo Giro, e in tutto quel che arriverà dopo.

Questa è la corsa più bella del mondo: lo sarà anche quest’anno. Con le sue tappe, le sue montagne, il suo fascino e i suoi protagonisti. E fidatevi: Ivan Basso farà di tutto per trovare il modo di scrivere il suo nome anche questa volta. Un modo diverso rispetto al solito, magari: ma non è detto che sia meno bello.

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