«Non sono su una lapide Contro il cancro ho vinto io»

«Non sono su una lapide
Contro il cancro ho vinto io»

Sarà ospite del Meeting dei Giovani che si svolgerà a Schio (Vicenza) dal 13 al 17 agosto Antonello De Giorgio, il “casbenatt” che ha vinto il cancro e ha raccontato la battaglia in “Non sono ancora una foto sopra una lapide”.

Libro di cui ha fatto la prefazione , medico dell’équipe che ha seguito i sei veggenti di Medjugorje.

Il Meeting di Schio è organizzato dal Movimento mariano regina dell’amore. Vi partecipano giovani di tutto il mondo, tanto è vero che De Giorgio verrà simultaneamente tradotto in cinque lingue.

«Sono stato invitato a raccontare la mia storia di malattia. Parlare ai giovani costituisce una tappa importante del mio cammino di testimonianza – scrive De Giorgio – Racconterò quanto fede, famiglia e follia mi sono stati utili nella battaglia contro il cancro». E ancora: «Parlerò della reazione dei miei familiari quando hanno saputo che ero malato. E poi spiegherò come tutta la mia vita sia stata una rivelazione continua della fede, partendo da quando mia madre fece un voto alla Madonna in cambio della salute di mia sorella, bambina a cui erano stati dati tre anni di vita, ma che oggi ne ha 65».

La lotta contro il cancro di Antonello è iniziata un giovedì come tanti, nel 2008, mentre era in banca, al suo posto di lavoro. Rispose al telefono e una voce gli disse l’esito degli esami.

A quel punto, contrariamente a ogni previsione, Antonello non si è preso la testa tra le mani per la disperazione, ma ha cominciato a ridere di gusto, aprendo le porte a quella follia che poi si dimostrerà importante per salvargli la vita. «Ho scherzato sopra la brutta notizia – racconta l’uomo, 55 anni – Poi sono salito in auto e mentre tornavo a casa mi dicevo che dovevo prepararmi a morire. Ciononostante non avevo nessuna intenzione di cambiare la mia vita». «Il giorno successivo avevo in programma un allenamento di pallacanestro e non avevo voglia di saltarlo, perché il basket è una passione che condivido con mia figlia». Ma da quel giovedì la vita di De Giorgio era cambiata, e come. Si, perché nello stesso momento in cui ha saputo di essere malato, De Giorgio ha sentito la fede prenderlo per mano.

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