New York, 18 feb. (Apcom) – Le scorie nucleari italiane
potrebbero presto finire nello Utah. Una società americana,
Energy Solutions, sta infatti lavorando da settimane per riuscire
a modificare l’attuale legislazione e portare 20.000 tonnellate
di scorie a basso contenuto radioattivo a un centinaio di
chilometri da Salt Lake City. La proposta era già stata bocciata
nel marzo scorso dai legislatori locali ma ora lo Stato deve fare
i conti con un deficit stimato in 450 milioni di dollari e Energy
Solutions ha offerto di dare all’erario il 50% dei profitti
dell’affare. Il nucleare italiano potrebbe così valere fino a 1
miliardo di dollari in dieci anni per le casse dello Utah e
rimettere in sesto i conti pubblici.
Le scorie sono quelle di classe A, ovvero quelle a più basso
contenuto radioattivo e lo stesso amministratore delegato del
gruppo, Steve Cramer, ha confermato che l’affare potrebbe valere
per lo Utah circa 100 milioni di dollari all’anno. Secondo il
quotidiano Salt Lake Tribune il materiale occuperebbe non più del
5% dell’impianto.
Per trasportare il delicato carico, che arriverebbe via nave
nella Carolina del Sud e sarebbe prima lavorato nel Tennessee, la
società deve però ottenere il via libera dalle autorità.
Attualmente infatti non può importare rifiuti nucleari
dall’estero. Il governatore dell Stato, Jon Huntsman, è da sempre
fortemente contrario a smaltire le scorie di Paesi stranieri ma
per superare l’impasse potrebbe bastare il via libera del
Parlamento nelle prossime settimane.
Il prossimo 26 febbraio inoltre si terrà un’udienza presso la
Corte Distrettuale che potrebbe aprire la strada all’operazione.
Nella stessa data sono attesi i risultati di bilancio della
società che se non vedesse andare in porto l’affare con l’Italia
potrebbe non riprendersi dal crollo in borsa subito negli ultimi
mesi. Le scorie italiane potrebbero rimettere in sesto i bilanci
societari, e soprattutto quelli pubblici, colpiti dalla recessione
Bat-Emc
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