VARESE Si chiama “Nessun dorma” e il nome scelto a suo tempo è stato a dir poco profetico: impossibile, per gli associati, riposare in santa pace fra due guanciali.Il sodalizio di via Merano vive un periodo a dir poco turbolento. L’ultima tegola è cascata sulla testa solo ieri, ed è di quelle pesanti. La Guardia di finanza accusa i gestori del locale di aver evaso il fisco per una somma superiore ai 500mila euro.Il “Nessun dorma”, che è stato chiuso dall’autorità giudiziaria nell’ottobre 2010, è già sotto processo: è alla sbarra soprattutto per infrazioni in materia di normative sull’igiene e sulla sicurezza, ma i responsabili dell’associazione sono anche accusati di aver fatto lavorare in nero sette dipendenti.Proprio indagando sulle presunte irregolarità la Finanza si è imbattuta nelle nuove magagne. Secondo gli investigatori, il “Nessun dorma” è un vero e proprio locale notturno «aperto al pubblico e molto frequentato, specie nei fine settimana». Insomma: altro che associazione culturale senza fini di lucro, e come tale esente dalle tasse. Sempre secondo le fiamme gialle, gli associati erano in realtà veri e propri clienti «che si limitavano a pagare il prezzo del biglietto per assistere ai vari concerti live e agli spettacoli dei più conosciuti dj, spesso ampiamente pubblicizzati anche su internet, di
volta in volta organizzati».L’escamotage avrebbe consentito, a parere degli inquirenti, di «aggirare la normativa tributaria e di non pagare le tasse dovute sui consistenti ricavi, con danni non solo all’erario, ma anche alle discoteche e ai locali notturni concorrenti».La somma evasa sarebbe pari a oltre 500mila euro e sarebbe maturata nel periodo compreso fra il 2005 e il 2010, quando il locale è stato chiuso.Alessio Tadiello, presidente dell’associazione, si dice tranquillo. «Noi siamo sempre stati in regola – assicura – e lo dimostreremo nel corso del processo».Uno dei tasti dolenti riguarda il tesseramento dei soci: per la procura chi partecipava agli eventi era un cliente, e non un componente del sodalizio. Ma Tadiello non è d’accordo. «Non esiste nessuna legge che vieti il tesseramento immediato – sostiene – chi veniva da noi pagava la quota di cinque euro, o di qualche euro in più in occasione di eventi speciali, e riceveva la tessera di socio. E con la tessera si poteva poi partecipare a tutte le altre iniziative».«L’unica nostra speranza – conclude Tadiello – è che il processo si concluda in fretta. I locali sono sotto sequestro senza motivo. E in più lì dentro ci sono beni che appartengono ad associati che a causa dei sigilli non si possono recuperare».
s.bartolini
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