Il futuro canile di Varese accende il dibattito politico e divide gli addetti ai lavori. Al centro delle polemiche c’è la bozza progettuale della nuova struttura, giudicata insufficiente da chi quotidianamente si occupa degli animali.
A lanciare l’allarme sono stati la presidente della sezione varesina della Lega Nazionale per la Difesa del Cane, Alessandra Calafà, e il direttore sanitario del rifugio, la veterinaria Lara Prandoni.
«Una sola area di sgambo è impensabile»
Le principali preoccupazioni riguardano la funzionalità della struttura e il benessere degli animali.
Attualmente il rifugio ospita circa 27 cani, molti dei quali a lunga permanenza. Secondo Alessandra Calafà, la previsione di una sola area di sgambo renderebbe estremamente difficile la gestione quotidiana, soprattutto per gli animali provenienti da sequestri o abbandoni, che necessitano di un percorso graduale di socializzazione.
Preoccupazioni anche per l’orientamento dei box e per i costi energetici, già oggi particolarmente elevati.
«No a loculi per cani»
Ancora più netta la posizione della dottoressa Lara Prandoni, che ha espresso forti dubbi sulle dimensioni previste per gli stalli.
Secondo il direttore sanitario, spazi troppo ridotti rischierebbero di compromettere il benessere di animali di grossa taglia e di aggravare problemi comportamentali. Meglio, sostiene, mantenere gli animali nelle strutture attuali piuttosto che trasferirli in ambienti inadeguati.
Tra le criticità evidenziate anche la convivenza tra canile sanitario e rifugio, la futura gestione dei gatti e l’ipotesi di ospitare animali selvatici feriti. Una soluzione che, secondo Prandoni, potrebbe rivelarsi incompatibile con la presenza costante di cani e con il rumore generato dalla struttura.
Coerezza: «Le staffette dal Sud stanno saturando i rifugi»
Nel dibattito è intervenuto anche il dirigente veterinario di riferimento di ATS Insubria, Umberto Coerezza.
Il medico ha ricordato che il nuovo polo sarà una struttura polifunzionale, comprendente canile sanitario, gattile, rifugio e centro temporaneo per animali selvatici, finanziata con risorse provenienti da Comune, Provincia, Regione e ATS.
Coerezza ha inoltre puntato l’attenzione sul fenomeno delle cosiddette “staffette” dal Sud Italia, che secondo lui stanno contribuendo a saturare i canili del Nord con animali spesso difficili da reinserire.
Il dirigente ha richiamato anche l’importanza della microchippatura dei gatti, sottolineando come il mancato rispetto degli obblighi comporti costi rilevanti per i Comuni.
Le opposizioni: «Progetto concepito alla rovescia»
Dal fronte politico sono arrivate numerose critiche.
La consigliera della Lega Barbara Bison ha chiesto un confronto diretto con gli operatori del settore, mentre il collega Stefano Angei ha sollevato dubbi sul futuro affidamento della gestione.
Molto critico anche Franco Formato, esponente di Lombardia Ideale, che ha accusato l’amministrazione di aver elaborato il progetto senza un adeguato coinvolgimento di chi dovrà lavorare nella struttura.
Sulla necessità di investire nella prevenzione e nell’educazione al corretto rapporto con gli animali è intervenuto anche Eugenio De Amici di Fratelli d’Italia.
La replica del Comune: «È solo un primo passo»
A difendere il percorso intrapreso è stata l’assessore Nicoletta San Martino, che ha ricordato come quello attuale non sia un progetto esecutivo definitivo ma una bozza già sottoposta ai progettisti per le necessarie correzioni.
San Martino ha inoltre richiamato l’accordo istituzionale sottoscritto con il presidente della Regione Attilio Fontana e con il presidente della Provincia Marco Magrini, che ha consentito di reperire le risorse necessarie per avviare l’intervento.
Il finanziamento complessivo prevede infatti 600 mila euro messi a disposizione dal Comune di Varese, 150 mila euro dalla Provincia e 100 mila euro da Regione Lombardia.
Secondo l’assessore, la struttura sarà realizzata con criteri adeguati e potrà essere ulteriormente ampliata in futuro, man mano che saranno reperite nuove risorse economiche.













