New York, 18 ago. (Apcom) – Il processo di pace mediorientale
potrebbe essere a un momento di svolta grazie all’attuale
contesto storico, tra i più favorevoli incontrati da anni.
Seppur mettendo le mani avanti ricordando le innumerevoli volte
in cui il tavolo delle trattative è venuto meno all’improvviso,
Barack Obama e il leader egiziano Hosni Mubarak sono apparsi oggi
più ottimisti in vista della soluzione del conflitto
israelo-palestinese. Obama ha parlato di “progressi nella giusta
direzione” dicendosi “incoraggiato” dalle notizie provenienti
dalla Cisgiordania dove gli israeliani hanno annunciato lo stop
fino alla fine dell’anno nella costruzione degli insediamenti.
“L’interesse di entrambe le parti è per la pace”, ha detto il
presidente americano sottolineando il crescente realismo tra i
palestinesi sul fatto che Israele “non stia andando da nessuna
parte”. Obama ha evidenziato come gli stessi israeliani abbiano
realizzato che per arrivare a una soluzione di lungo periodo
devono trovare un punto di incontro con i vicini arabi. La
notizia dello stop era attesa da mesi alla Casa Bianca che ha
spinto a lungo per fermare i cantieri e che avrebbe preferito
tuttavia che il governo di Benjamin Netaniahu rinunciasse del
tutto all’ampliamento degli insediamenti. Gli analisti vedono
comunque nella via di mezzo scelta da Gerusalemme un passo
decisivo in vista di una soluzione.
“Tutti hanno fatto dei passi avanti e tutti corrono dei rischi”,
ha aggiunto Obama ringraziando il presidente egiziano per la
mediazione svolta negli ultimi mesi. Mubarak era già stato a
Washington nei mesi scorsi e ha insistito perché Obama parlasse
al mondo arabo dal Cairo, il 4 giugno scorso, sottolineando così
il ruolo chiave dell’Egitto in vista del processo di pace.
“Appoggiamo lo sforzo degli Stati Uniti per trovare una
soluzione”, ha detto il leader egiziano, che in trent’anni di
governo ha visto più volte fallire i colloqui per mettere fine al
conflitto.
Nel corso dell’incontro, al quale hanno partecipato anche il
segretario di Stato Hillary Clinton e il consigliere per la
Sicurezza nazionale, James Jones, Obama e Mubarak hanno
affrontato anche il tema delle riforme in Egitto, considerate
imprescindibili dalla Casa Bianca se il Cairo vuole fare in
futuro da ponte tra occidente e mondo arabo. Da anni infatti il
governo di Mubarak è accusato di violazioni dei diritti umani e
di aver di fatto bloccato l’ottenimento di una democrazia
compiuta.
A toccare l’argomento è stato lo stesso presidente egiziano che
ha sottolineato la franchezza della discussione e la sua
intenzione a portare a termine le riforme promesse nel 2005.
“Abbiamo ancora due anni per concludere il processo di riforma”,
ha detto Mubarak il cui mandato scadrà nel 2011. Nel corso della
conferenza stampa il presidente avrebbe fatto inoltre trapelare
implicitamente la sua intenzione di ricandidarsi alla fine del
mandato dando così vita a un’immediato botta e risposta
diplomatico. L’ipotesi è infatti subito stata smentita
dall’ambasciata egiziana a Washington che ha parlato di un errore
di traduzione.
Fraintendimenti a parte i rapporti tra Washington e il Cairo si
sono comunque sciolti con l’arrivo di Obama alla Casa Bianca
segnando una svolta rispetto agli anni della presidenza Bush in
cui le due diplomazie si erano allontanate per via della
richiesta di Washington di dare delle risposte concrete sul tema
dei diritti umani.
Cep
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