VARESE Lotta all’evasione, l’Aagenzia delle entrate batte cassa. Sono in arrivo migliaia di lettere ai residenti di Varese e dintorni che risultano aver speso ben più di quanto il reddito dichiarato gli permettesse. Quello che si sa per certo è che a livello nazionale ne sono state inviate circa dieci mila relative al 2009, mentre le stime parlano di duemila varesotti che dovrebbero ricevere notifica degli accertamenti. Non è possibile sapere quante ne siano in arrivo esattamente perché dipende tutto dalla sede centrale dell’Agenzia, ma in ogni caso sembra parecchio rispetto al numero complessivo in tutta la penisola, circa un quinto. Alla luce del fatto che anche le notifiche ai comaschi sono più o meno altrettante, è verosimile che i tanti accertamenti comunicati a Varese dipendano dall’incidenza dei lavoratori frontalieri sul totale della popolazione attiva. Le lettere in arrivo però sono ancora degli «accertamenti sintetici». Significa che il contribuente che ne ricevesse una non si vedrà scattare subito l’accertamento vero e proprio che porta alla sanzione, il cosiddetto «spesometro». Si tratta in questa fase di una specie di avviso bonario, uno strumento aggiuntivo che proprio perché non arriva dritto alla sanzione come l’altro è stato battezzato «pre-spesometro». Serve a dare l’opportunità di mettersi in regola a chi venisse sospettato di evasione sulla base di incongruenze patrimoniali. In mancanza di pagamento l’anagrafe tributaria procederà
con le verifiche del caso, incrociando la dichiarazione dei redditi relativa ad un certo anno con le spese effettuate nello stesso periodo, compresi consumi telefonici, luce, acqua, gas, immobili.C’è poi un nuovo capitolo aperto sul fronte della collaborazione con i Comuni, perché l’Agenzia delle entrate ha stipulato una convenzione che permette di compartecipare al recupero dell’evasione fiscale quando siano loro a segnalarla. In pratica, dove il Comune riscontra incongruenze in base alla situazione patrimoniale può segnalarlo all’agenzia dei tributi che a sua volta fa le indagini del caso. Se accerta l’evasione, ripaga il Comune con il 50% del tributo riscosso. Il fatto è che a Palazzo Estense ancora niente si muove. «C’è il rischio di contenzioso», spiega l’assessore al bilancio Ciro Grassia. Troppi secondo lui i «buchi neri normativi», visto che ancora mancano le circolari ministeriali e i decreti attuativi. «La compartecipazione era già prevista nell’ultimo decreto milleproroghe, serve a compensare la riduzione del gettito da parte dello Stato. Noi abbiamo già una base di dati con cui potremmo fare delle verifiche incrociate, è chiaro che se uno non dichiara nulla ma ha un tenore di vita medio alto qualcosa non torna». Per il momento però è stato deciso di non fare segnalazioni, appunto. «Abbiamo ritenuto meglio così in attesa di avere chiarimenti sull’applicazione, altrimenti rischiamo di essere sommersi dai contenziosi». Francesca Manfredi
s.bartolini
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