Oggi la Lega sceglie il suo leader

Urne aperte per l’elezione del segretario federale del Carroccio: è corsa a due tra Salvini e Fava

Oggi al voto 770 militanti leghisti per scegliere il segretario federale. È il giorno delle “primarie” della Lega Nord. Diverse da quelle del Pd, perché nel caso del Carroccio possono votare solo i Soci militanti e non tutti i cittadini che si dichiarano elettori, ma sotto certi aspetti molto simili. Perché come per l’altro Matteo, quello che domenica scorsa è stato incoronato segretario del Pd dopo il trionfo delle primarie, anche il Matteo leghista mette in gioco la credibilità della propria leadership ben al di là di un esercizio di democrazia interna.

«Se alle primarie non raggiungo l’80%, faccio un passo indietro» ha dichiarato Salvini qualche giorno fa, prima che il governatore lombardo Roberto Maroni lanciasse una “bomba” sulle primarie rilasciando in un’intervista al “Corriere” un paio di frasi sibilline, come «la fase lepenista è finita» e «chi difende il Nord fa discorsi interessanti». E se anche un militante duro e puro come Elio Fagioli, schierato per Fava, arriva a sostenere che «dopo il congresso, nulla sarà come prima…troppi insulti tra leghisti», significa che per il movimento è una fase delicatissima. Anche perché dall’esito del voto di oggi – l’elezione sarà ratificata domenica prossima a Parma al congresso federale – dipenderanno le scelte in vista delle prossime elezioni politiche.

Di certo c’è che, pur con i sondaggi che danno la Lega salviniana con il vento in poppa, i Soci militanti chiamati al voto, da 917 che erano nel 2013, sono diventati 770. E se nel 2013 la frattura tra maroniani e bossiani era ancora fresca, oggi le carte si sono assai rimescolate. Una buona parte dei “bossiani” di allora – uno su tutti, l’ex delfino del Capo, Marco Reguzzoni, declassato da Som e ormai dichiaratamente “ex leghista” – oggi non ci sono più, mentre Umberto Bossi sostiene apertamente lo sfidante Gianni Fava, per un ritorno al “nordismo” in contrapposizione con il “sovranismo” di Salvini. Ma un indipendentista storico come Max Ferrari non ha dubbi nello schierarsi con

il segretario uscente: «Non credo più, nemmeno minimamente, nei proclami secessionisti – ammette, ricordando di essere stato cacciato dalla Lega di Bossi quando propose una corrente indipendentista – Salvini ha dato alla Lega una politica estera, ha messo in piedi un gruppo di patrioti europei, non solo i “lepenisti”, che non vuole distruggere l’Europa, ma vuole riformarla per farne una Europa dei popoli. Gente che ha come minimo comun denominatore la voglia di essere padrona a casa propria, di non essere spazzata via dall’invasione, di non essere islamizzata, di non vivere nella quotidiana paura della delinquenza. E ad Arcore (come altrove) si può anche andare a parlare, ma alla pari, con una Lega forte e non un cespuglio».

Nel listino di Matteo Salvini non c’è nessun varesino, in quello di Gianni Fava compare Roberto Stefanazzi, già “barbaro sognante”.