Fuori le temperature restano rigide, ma a raffreddarsi sono soprattutto i registri delle prenotazioni. Le Olimpiadi invernali, in programma dal 6 al 22 febbraio, non stanno producendo l’effetto sperato sul turismo della provincia di Varese. Nonostante le aspettative di un aumento dei soggiorni legato all’afflusso di appassionati e visitatori, i dati attuali raccontano uno scenario di sostanziale stallo, in linea con l’andamento tipico di questo periodo dell’anno.
A confermare il quadro sono Daniele Margherita, direttore di Federalberghi, e Alfredo Dal Ferro, presidente dell’Associazione B&B Varese, entrambi concordi nel parlare di un’occasione che, almeno per ora, non si è tradotta in numeri concreti.
Previsioni disattese
«Ci aspettavamo qualcosa in più, spiega Dal Ferro, ma le prenotazioni di febbraio non mostrano variazioni significative». Secondo il presidente dell’associazione dei B&B, a sbagliarsi non sono stati solo gli operatori, ma anche le analisi più sofisticate. «Ha toppato persino l’intelligenza artificiale», osserva.
Le stime elaborate dall’AI partivano da un dato importante: circa due milioni di persone attese a Malpensa durante il periodo olimpico. Da qui, l’ipotesi di una permanenza media di tre notti in provincia, favorita dalla forte pressione sulle strutture milanesi e dalla posizione strategica di Varese, considerata “commuter-friendly”: meno di un’ora da Milano, collegamenti ferroviari efficienti e facilità di spostamento.
Attesi aumenti mai arrivati
L’analisi dell’intelligenza artificiale aveva preso in considerazione anche precedenti grandi eventi come Expo e Mondiali, durante i quali tra il 18 e il 25% dei visitatori aveva scelto di pernottare fuori Milano. Rispetto ad aree concorrenti come Como, Monza, Bergamo, Pavia, Novara e Lugano, Varese risultava competitiva per prezzi medi più bassi e buona qualità dell’offerta ricettiva, pur pagando uno scarso marketing internazionale.
Il risultato di queste simulazioni era ambizioso: circa 70.000 notti aggiuntive, con un’occupazione delle camere vicina al 90% e aumenti tariffari stimati tra il 30 e l’80%. Uno scenario che, nei fatti, non si è concretizzato.
La speranza del last minute
«I livelli restano quelli tipici dei primi mesi dell’anno», ribadisce Dal Ferro, che tuttavia non perde del tutto l’ottimismo. La speranza è affidata al last minute, soprattutto ora che a Milano le disponibilità iniziano a ridursi e molti visitatori scelgono soluzioni alternative all’ultimo momento.
Una lettura condivisa anche da Daniele Margherita, direttore di Federalberghi: «Milano potrà offrire ancora alloggi per poco. A quel punto la provincia di Varese potrebbe diventare una scelta privilegiata, proprio per la vicinanza alle sedi delle competizioni».
Luci e ombre sul territorio
Nel panorama generale, però, le differenze territoriali sono evidenti. «L’unica area che mostra un po’ di movimento è Saronno», sottolinea Margherita. Decisamente più sorprendente, invece, il dato negativo della zona di Malpensa. «In altre occasioni, come il Salone del Mobile, le aree esterne a Milano registrano una domanda molto più sostenuta».
A offrire un segnale incoraggiante è la città di Varese. «Un albergatore cittadino, racconta Margherita, sta ricevendo richieste di preventivo da aziende interessate all’utilizzo di sale per conferenze e convegni». Un indizio che potrebbe indicare la presenza di un indotto olimpico, fatto di realtà imprenditoriali non direttamente legate allo sport ma pronte a sfruttare la visibilità e l’eco mediatica delle Olimpiadi per creare nuove opportunità di business.
Per ora, però, l’atteso “effetto Olimpiadi” resta più una proiezione teorica che una realtà tangibile nei bilanci delle strutture ricettive varesine.













