Omicidio Ambrosino, interrogatorio serrato per Corona: “Ho difeso mio figlio”

Inchiesta secretata e altri indagati per rissa: al centro un debito di poche centinaia di euro degenerato in tragedia

VARESE – Un interrogatorio lungo, teso e coperto dal massimo riserbo. È quello sostenuto da Gesuino Corona, cinquantenne varesino accusato dell’omicidio di Enzo Ambrosino, il trentenne ucciso a coltellate nella notte tra venerdì e sabato.

A coordinare le indagini è la pm Marialina Contaldo, che ha già sul tavolo numerosi elementi investigativi. Corona si trova detenuto nel carcere dei Miogni.

Il movente: un debito e una lite degenerata

All’origine della tragedia ci sarebbe un debito di poche centinaia di euro tra la vittima e il figlio dell’arrestato, già coinvolto in precedenti vicende nelle settimane scorse.

Un contrasto economico modesto, ma sufficiente a innescare un confronto notturno finito in violenza. Il chiarimento sarebbe avvenuto in strada, intorno all’una: prima le parole, poi lo scontro fisico, con spranghe e coltelli.

Durante la colluttazione, anche Corona sarebbe rimasto ferito, colpito nella zona lombare.

La versione della difesa

Dopo essere stato dimesso dall’ospedale, l’uomo è stato interrogato per oltre due ore dalla pm. Ha scelto di rispondere alle domande degli inquirenti, fornendo la propria versione dei fatti.

«Il mio cliente sostiene di essere intervenuto per difendere il figlio, per salvarlo, e di non aver avuto intenzione di fare del male a nessuno», ha dichiarato il suo legale, l’avvocato Domenico Margariti.

Una ricostruzione che si scontra con l’ipotesi accusatoria, secondo cui sarebbe stato proprio Corona a infliggere le coltellate mortali ad Ambrosino.

Inchiesta secretata e altri indagati

L’interrogatorio è stato secretato, segno che gli investigatori stanno ancora lavorando per chiarire ogni dettaglio della dinamica e verificare eventuali responsabilità ulteriori.

Non è infatti ancora definito il numero delle persone presenti al momento dei fatti: risultano già altri indagati per rissa e porto abusivo di oggetti atti a offendere.

I prossimi passaggi

Sul piano giudiziario, il prossimo passaggio sarà l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari, che dovrà valutare la misura cautelare.

Intanto, resta una vicenda che colpisce per la sproporzione tra la causa scatenante – un debito di poche centinaia di euro – e l’esito finale: una morte violenta maturata nel giro di pochi minuti.