Omicidio Rea, Parolisi dal carcere: “Non l’ho uccisa io”

Omicidio Rea, Parolisi dal carcere: “Non l’ho uccisa io”

Roma, 11 ago. (TMNews) – “L’ho tradita ma non l’ho ammazzata. In
termini di legge il tradimento non costituisce nessun reato,
allora non mi spiego il motivo della mia permanenza qui, in
carcere”. E’ un misto di sgomento, rabbia e fede quello che prova Salvatore Parolisi dietro le sbarre del carcere di Teramo. Il caporalmaggiore al centro dell’inchiesta sulla morte della moglie non si dà pace per esser finito in prigione. In attesa di
raccontare per la prima volta la sua versione dei fatti davanti
al gip, il militare affida pensieri e sensazioni a una lettera
scritta di suo pugno alla giornalista Ilaria Mura Delitala e pubblicata dal Tgcom.

Nello scritto, il militare si concentra sulla sua quotidianità di recluso: “Le mie lunghe e interminabili giornate – scrive – le trascorro leggendo, scrivendo e pregando con quella poca fede ancora rimastami e con l’aiuto di persone estranee che mi inviano lettere per offrirmi la loro solidarietà. Non tutti mi hanno già condannato… dirvi come sto io adesso solo Dio lo sa, ma sono un combattente. Non mollo facilmente e combatterò fino a quando dimostrerò la mia innocenza, per la memoria di mia moglie e per mia figlia”.

Il caso Rea è finito subito sulle prime pagine dei giornali. E
anche in televisione: “A volte chiudo gli occhi e rivedo tutta la mia vita, partendo da quelle immagini del mio matrimonio che voi avete trasmesso in tv. Beh, cosa vedo io? L’immagine di un
ragazzo con lo sguardo smarrito che con un sì segna il suo
destino… Quel ragazzo, volontario in Kosovo, in Afganistan, con una grande e sana voglia di vivere, di sperimentare nuovi
orizzonti, di sognare… perdo la linfa della vita, mi vengono
tarpate le ali”.

Infine un pensiero alla figlia e a cosa prova lui, finito
nell’occhio del ciclone. “Adesso sono un ragazzo sommerso
dall’odio, frustrato, debole, che affonda nel suo sgomento il suo dolore… mi sta mancando la voglia di vivere, penso che forse sarebbe stato meglio che avessero ammazzato me quel giorno. Mi mancate tutti, Melania, Vittoria, la mia famiglia, gli amici, la mia vita”.

Red/Cro/Cer

© riproduzione riservata

Aggiungi La Provincia di Varese tra le fonti preferite su Google